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“L’angelo custode – Un’indagine di Woodstock” di Leo Giorda, Ponte alle Grazie (Adriano Salani Editore).

L'angelo custode

Woodstock rimase per un attimo perso in quel pensiero, finendo di sorseggiare il bicchiere di Morellino di Scansano. Avvertì improvvisamente il peso della responsabilità che aveva accettato. Due vite ancora tutte da vivere dipendevano in parte dalle sue azioni. Il pensiero lo atterrì per un istante”, citazione tratta dal libro.

Immaginate un’alba romana, densa di promesse e sfumature, in una notte calda di inizio estate. La luce naturale sembra prendersi gioco delle ombre cittadine e le strade silenziose si preparano ad accogliere tanti diversi destini. Pensate a un commissariato di quartiere, tra il centro e la zona sud della città, dove le notti sono quasi sempre tranquille, soprattutto in estate. Un’alba tra tante, bella e potente, immacolata e generosa. Al commissariato San Giovanni, tuttavia, questa stessa luce è un bagliore oscuro, maligno: Giacomo Chiesa – il vicequestore – e il suo staff vengono catapultati in una vicenda drammatica, dai contorni perversi: un cadavere amputato è stato trovato in un cassonetto e la sensazione che niente sarà più come prima diventa certezza.

Questo è il quadro che accoglie il lettore, appena egli si addentra ne “L’angelo custodeUn’indagine di Woodstock” di Leo Giorda, edito da Ponte alle Grazie. L’atmosfera misteriosa è evidente, già dalle prime battute e, in queste prime pagine, l’autore presenta due dei tre principali personaggi che parteciperanno attivamente allo svolgimento dell’indagine. Chiesa, per l’appunto, un vicequestore severo, austero, rigido e certo nelle sue certezze e Claudio Gatto, il principale sospettato, un arrendevole pianista di un Lounge Café,

Durante le prime venti pagine circa, si delinea con chiarezza una particolarità che l’autore ha usato spesso, durante la narrazione: lo stesso momento raccontato da diversi punti di vista e di azione, come una specie di file rouge cinematografico (ma, senza svelarvi troppo, nella lettura ci sono diverse citazioni che denotano l’interesse dell’autore nei confronti della filmografia). Altro particolare degno di nota: la narrazione talvolta si interrompe per lasciare il posto alla voce intima e interiore del protagonista del capitolo: l’autore scava e il lettore resta lì, a cercare di capire la psicologia, il comportamento, il passato e, ovviamente, la trama.

L’autore fa entrare in scena il personaggio sul quale ha puntato gran parte della narrazione – Adriano Woodstock Scala –  con una ben costruita azione, dopo la presentazione dei primi due. Nella quarta di copertina trovate la descrizione di questo personaggio che, dopo la lettura, continua a piacermi.

 “Woodstock ha un dono. Quando fa uso di droghe diventa capace delle più acrobatiche deduzioni: uno “Sherlock Holmes tossico”, come lo definisce un cliente. E mette le proprie abilità al servizio dei disgraziati, dei derelitti a cui nessuno mai presterebbe aiuto”.

Woodstock è proprio così. È un personaggio controverso, di non facilissimo adattamento letterario, ma creato su misura con originalità (i suoi brainstorming sono stravaganti ma geniali). Di lui si apprende molto, della sua vita, dei suoi affetti, del suo passato e della sua propensione a puntare lo sguardo sugli ultimi, i perdenti, quelli contro cui si scaglia la società. Lo sfondo, come già detto, è la Capitale: una città che corre, spesso incurante, spesso distratta. I quartieri scelti – Testaccio, Vaticano – sono lì, sempre presenti a ricordare al lettore quanto sia importante l’ambientazione:

Il lungotevere all’ora di pranzo era un oceano di macchine. «Accendo la sirena, dottore?» chiese l’agente alla guida. «No, lascia perdere» rispose Chiesa distratto; stava guardando fuori dal finestrino oscurato del sedile posteriore. Le orde di turisti invadevano da ogni parte del mondo il lungofiume, godendosi il caldo dell’estate romana”

Un ulteriore nota che ti aspetti (ma non per questo banale) è l’uso di qualche espressione dialettale che conferma lo stato primario della città. La sorpresa è stata, invece, la comparsa di qualche battuta in dialetto siciliano. Un buon meccanismo, questo, per alleggerire la trama. La trama, infatti e senza svelarvi troppo, di leggero non ha proprio nulla, anzi. La perversione, il sopruso, la cattiveria e la brutalità, senza una nota di colore come questa, avrebbero reso il romanzo lugubre e avrebbero cancellato qualsiasi possibilità, qualsiasi speranza. L’autore, inoltre, in alcuni passaggi, ha voluto osare miscelando il Bene e il Male: le azioni alle quali mi riferisco sono stimolanti, per il lettore. I personaggi vacillano, le loro certezze non sono più tali, le loro abitudini si modificano e si adattano a un cambiamento. Seppur indirettamente, il lettore non può esimersi dal porsi delle domande circa la gestione delle relazioni sentimentali, del senso di giustizia, del potere dell’amicizia, dell’applicazione delle regole e, ultimo ma non ultimo, del grave danno che l’odio è capace di fare.

L’ultima osservazione è dedicata alla sfera enogastronomica. Per attribuire enfasi alla narrazione, definire al meglio la scena e la personalità dei personaggi, non mancano riferimenti a cocktails esotici, caffè offerti e rifiutati, limonate e calici di Morellino di Scansano. L’autore, infine, si avvale di una ricca pianificazione culinaria, all’insegna di piatti che raccontano molto più di quanto si pensi. Uno dei piatti che l’autore ha scelto, e che vi voglio segnalare, è uno dei classici della nostra cucina, forse il piatto che rappresenta al meglio la sfera familiare: i fusilli al pomodoro. Non a caso, dunque, sono protagonisti di un momento speciale, nella trama, e non a caso in questa scena lo stesso Woodstock s’infuria parecchio, quando torna a casa e si accorge che Chiesa li sta divorando, al tavolo della sua cucina, e che è stata sua mamma a prepararglieli. Chiudo la mia segnalazione con i cannoli siciliani, una golosità che l’autore ha inserito con astuzia e che mi ha sorpresa, in positivo. Sapete, gli esperti non hanno ancora ben chiara l’origine del dolce siciliano ma, alcuni di loro, sostengono che siano state le monache di clausura a variare un’antica ricetta araba e a farli diventare come oggi noi li conosciamo. Un legame tra Woodstock, i cannoli siciliani e l’indagine c’è. Ma lo lascio scoprire a voi.

“L’angelo custode – Un’indagine di Woodstock” è una lettura che racchiude molti significati. Uno di questi è il cambiamento. Potreste trovare, in queste pagine, risvolti inattesi.

Si ringrazia l’ufficio stampa per la copia cartacea in omaggio.

Nota biografica dell’autore:

Leo Giorna (1994) è nato e cresciuto a Roma. A venticinque anni, dopo la laurea in Beni culturali e la specializzazione in Storia dell’arte, comincia a viaggiare per l’Italia e l’Europa mantenendosi con lavori vari e sempre coltivando il suo sogno della scrittura. L’angelo custode è il suo primo romanzo.

Il sito della casa editrice è: www.ponteallegrazie.it

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