“Sto per tornare a casa” di Vincenza Fava, Scatole Parlanti.

In ambito letterario-artistico, il destino delle donne è un protagonista affidabile che genera un notevole spessore: ci sono gli spigoli, le sfumature, gli alti e i bassi, le ombre e le luci, i dubbi e le certezze. E poi i cambiamenti che sfidano le basi, il futuro che non è mai troppo distante dal passato, i traguardi che appaiono in lontananza, i fallimenti che si nascondono nelle pieghe dei sogni, i sacrifici infiniti… Potrei continuare, scrivere pagine e pagine, e ancora non basterebbero. Essere donna significa appartenere a un universo da difendere e rispettare. Soprattutto quando non sei donna.

In “Sto per tornare a casa” di Vincenza Fava, edito da Scatole Parlanti, il mondo “donna” viene raccontato in maniera esemplare da voci e angolazioni all’apparenza molto diverse tra loro.

La trama si snoda attorno a Lara, Silvana e Anna: tre anime erranti, ognuna in preda a un conflitto aggressivo. La prima è una giovane bella, intelligente, dal cui passato le è rimasta una valigia piena di ansie legate a una malattia poi sconfitta, solo in termini medici. Silvana è una madre che ha costruito la sua solitudine con determinazione e criterio mentre Anna è un’adolescente in preda a una rabbia che le lascia addosso altra rabbia. Un uomo – uno scrittore – tiene sospesa la trama, fino alla fine.

L’autrice ha scelto una narrazione coraggiosa ma ben riuscita: l’alternanza di voci e capitoli lascia spazio a un narratore onnisciente e alla voce intensa dei personaggi che subentrano con forza, come per esasperare la loro essenza e rafforzare la loro presenza. Non solo. Questo cambiamento di stile, oltre che essere particolarmente coinvolgente in termini di lettura, riesce a introdurre i temi trattati. Uno di questi è legato alla genitorialità che l’autrice esplora e mette a nudo attraverso conflitti, silenzi, ordini e regole. Ce ne sono molti, ma in questo spazio ne riporterò solo un paio. Evocativo è il passaggio nel quale Anna si concentra sul gusto delle patatine fritte per aggirare la rabbia che prova e in quanto a Silvana, i dubbi sul suo essere madre li sente addosso come la pelle, da quando sua figlia se n’è andata di casa.

L’amore, altro tema ricorrente, è la controversia che si trova ovunque, in questo romanzo. Non è un amore romantico, né idealista. È un rapporto complesso, che non lascia spazio a cuori e leggerezze. Le feste a base di ricchi buffet e bollicine allontanano anziché unire, Lara se ne rende conto e non c’è molto che lei possa fare, per cambiare il decorso degli eventi.

Infine, “Sto per tornare a casa” – come evoca il titolo – è un viaggio che il lettore compie insieme alle protagoniste all’interno dell’universo femminile e a tutte le (dolorose) sfaccettature che lo compongono. Un viaggio non semplice, pregno di domande, ma che, infine, conduce verso una porta aperta sulla speranza.

Si ringrazia Valentina dell’ufficio stampa per il file omaggio.

Nota biografica dell’autrice:

Vincenza Fava è laureata in Lingue e Letterature straniere ed è giornalista pubblicista. Si occupa da anni di poesia e teatro, è attrice e regista. Alcune sue poesie e racconti sono stati pubblicati in diverse antologie come Le verità nascosteCon gli occhi celesti. Vent’anni di teatro indipendente. Conversazioni con Maurizio Gregorini AA.VV.L’amore è femminaGenerazione ai marginiSono bella ma non è colpa mia, Il morso verde. Ha pubblicato le sillogi Segni dell’istinto (Edizioni del Giano, Roma, 2006), La ragione nell’amore (Edizioni Cleup, Padova, 2012), Deserti di mare (Galassia Arte, Roma, 2013), Binari storti (LietoColle, 2015), Il nome che torna (Augh!, 2016) e il romanzo e-book Un sorriso perfetto (2014). Attualmente lavora come editor per il Gruppo Editoriale Utterson. Tra le sue interpretazioni teatrali: MedeaLa ragazza che non sapeva inginocchiarsi (tratto dal Diario di Etty Hillesum) e Psicosi delle 4 e 48 di Sarah Kane. Dirige laboratori teatrali per adulti ai Magazzini della Lupa di Tuscania (VT).

Il sito dell’editore è: http://www.scatoleparlanti.it

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