“Anime Antiche” di Stefania Convalle, Edizioni Convalle.

L’interrogazione. L’aula. Le finestre mai abbastanza ampie. I banchi (senza rotelle). Gli sguardi d’incoraggiamento dei compagni d’avventura. Quanti di voi ricordano il momento in cui il professore lanciava la “bomba” sul cognome? Io lo ricordo così bene che ogni tanto mi tornano alla mente le interrogazioni d’inglese “a tappeto” che facevano tremare la voce di tutti, compresi i più preparati, e mi viene ancora quel brivido lungo la schiena, gelido, che mi costringe ad ammettere che le domande restano (e sempre resteranno) uno dei metodi migliori per stimolare riflessioni. Certo, se avessi compreso questo concetto allora mi sarei risparmiata un’abbondante dose d’ansia, ma “meglio tardi che mai” è un detto che suona bene, a questo punto.

In un’epoca in cui ci siamo affidati al “veloce-e-subito”, concetto sul quale abbiamo eretto grattacieli, il tempo per rispondere a una domanda è spesso considerato inutile, quasi un ostacolo. La nostra società ci ha indotto a spingerci nella frenesia, nel vortice della perfezione, nel ritmo battente. Ci siamo fiondati, coraggiosi ed esperti, perché ci siamo convinti che la vita fosse da prendere a morsi e che ogni attimo perso sarebbe stato un fallimento personale. Ci abbiamo creduto, e ci crediamo ancora. Non vediamo l’ora di tornare a vivere, serbatoio pieno e piede sull’acceleratore. Non aspettiamo altro che ripiombare nel vortice delle esperienze vissute e non viste. Certo, potrebbe funzionare non fosse che alcune letture (e autori) ti intrappolano e ti costringono ad ascoltare quella voce che hai messo a tacere, ma che non sei mai riuscito a dimenticare. Letture che ti obbligano a fermarti, ad ascoltarti, ad analizzare.

“Anime antiche” di Stefania Convalle, edito dall’omonima casa editrice, è una di queste. È un’opera intensa, che ti spinge fuori dalle tue certezze e che ti obbliga a scendere nella profondità di te stesso attraverso un tema caro all’autrice: la spiritualità. Nel romanzo, complice l’alone di mistero che si respira in ogni pagina, le domande – dirette, indirette e nascoste – sono inevitabili come i tornanti lungo una strada di montagna.

…“Allora cominciamo da qui: sei felice, Muriel?”…

…“Tanto per sapere, questa cosa dell’anima antica, è una buona notizia?”…

…”Eppure basterebbe così poco per essere felici, mi dissi. Non aspettarsi niente, forse. Non cercare niente, forse. Amare meno, forse. O amare meglio… Forse.”…

…”Ma le domande spesso rimangono senza risposta, proprio le più importanti.”…

Potete considerarle un’entrée particolarmente raffinata: il main dish è molto più corposo e ricco.

La trama si snoda attorno a quattro personaggi: Muriel, Luna, Lorenzo e Greg. Quattro anime, quattro cuori, quattro destini. Quattro storie distinte verrebbe da dire, in principio. Tuttavia, quando ti addentri nelle sfumature delle loro esistenze, nel loro passato e nel loro presente, ti accorgi che il legame che ha scelto di narrare l’autrice è qualcosa per cui vale la pena arrivare fino in fondo. Le domande, allora, si rincorrono, si annodano, si svelano e tu ti trovi ad affrontarle di petto.

Muriel è la prima anima che incontri e in lei scorgi i tratti di una donna che conosce l’amore e le sue ombre. Greg è un uomo che sprigiona dolcezza e mistero in ogni suo gesto, che ha forza per lottare e per guardare in faccia il destino che lo attende. Lorenzo è un personaggio che, appena lo incontri, ti suscita un insieme di risposte. “Egoista e vittima di sé” leggi nella quarta di copertina: una definizione che mi convince. Luna raccoglie dubbi e li trasforma in parole scritte. 

Muriel e Greg iniziano a conoscersi davanti a un bourbon pomeridiano che ha il sapore forte di un inizio sconvolgente; proseguono la conoscenza davanti a una bistecca condita da patatine fritte e iniziano a viaggiare. Tutto in loro (mente, anima, mani, occhi) è pronta per il viaggio che li attende e che li condurrà in Sardegna. Lorenzo – che viene definito da Muriel “bello come un piatto di spaghetti al pomodoro e basilico quando sei a dieta” – è con loro perché è esattamente lì che dovrebbe essere.

In “Anime antiche” ritroviamo i luoghi cari all’autrice: la sua Milano, la costa nord-est degli Stati Uniti e la Sardegna. Ogni ambientazione compone uno sfondo delicato, non invadente, eppure indispensabile a creare un legame solido con i personaggi. È un piacere, per me, ritrovare la scrittura si Stefania Convalle: quel suo modo di accarezzare i sentimenti e portarli alla luce sotto una veste naturale è un talento che merita di essere raccontato.

Infine, è giusto spendere qualche parola sui messaggi che l’autrice ci propone, in quest’opera: il mistero, le affinità, l’amicizia, il rispetto, il viaggio e – soprattutto –  il ritorno, la pazienza, il coraggio. E, poi, l’Amore: il sentimento che vince sempre, per il quale la lotta è giusta, che completa e che ti induce a porti quelle domande che, altrimenti, non vorresti mai affrontare.

Si ringrazia l’autrice/editore per l’omaggio cartaceo.

Nota biografica dell’autrice:

Stefania Convalle ha al suo attivo numerose pubblicazioni: romanzi, poesie, opere sperimentali a più mani e un manuale di scrittura. Tra i riconoscimenti più importanti, il Premio Giovani “Microeditoria di qualità”: nel 2017 con il romanzo “Dipende da dove vuoi andare” e nel 2018 con “Il silenzio addosso”; entrambe le opere sono state presentate nel programma “Milleeunlibro” di Rai Uno. Nel 2020 “Anime Antiche” si aggiudica il “Marchio della Microeditoria”. Scrittrice, organizzatrice di eventi culturali, ha fondato il Premio Letterario “Dentro l’amore”. Writer Coach, Talent Scout, Stefania Convalle è anche editrice dal 2017, anno di fondazione della Edizioni Convalle, “una casa editrice col cuore d’autore”, come ama definirla.

Il sito internet della casa editrice è: http://www.edizioniconvalle.com

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