“Come delfini tra pescecani – Un’indagine per i Cinque di Monteverde” di François Morlupi, Salani Editore.

Immagino abbiate letto la recente notizia del nuovo modo di acquistare la pizza: un distributore automatico crea la vostra porzione e il vostro gusto. Non ci sono mani sporche di farina a comporre: è tutto automatico, rapido, easy. Un nuovo modo di gustare, qualcuno ha detto, qualche altra anima, più tradizionale, ha già marchiato la faccenda come “imbarazzante”. Quale che sia la vostra posizione in merito, sappiate che la pizza è sempre una questione seria, anzi serissima.

Lo sa bene François Morlupi che nel suo “Come delfini tra pescecani – Un’indagine per i Cinque di Monteverde” edito da Salani usa una fetta di pizza per dare il via alle indagini su un caso di suicidio sospetto. Sull’evolversi della trama non svelerò particolari: vi basti sapere che da “quel” sospetto nasceranno una serie di eventi a catena.

Come succede nei migliori romanzi a tinte gialle, il commissario è un’icona: l’autore, in questo caso, ha creato un uomo d’altri tempi, medicinale-dipendente e ipocondriaco, umano al punto giusto, avido lettore di classici (Proust e le madeleine non mancano). Il commissario Ansaldi sceglie la compagnia di un amico peloso per combattere le sue solitudini (Chagall è il nome del cane, giusto per affinare l’alone culturale attorno alla sua figura), tende la mano ai suoi collaboratori, vive in lotta perenne con la tecnologia ed è di una semplicità disarmante (esilarante è l’incontro-scontro con un ministro).

Il gruppo di lavoro al commissariato è tra i più vasti: i Ringo Boys (Di Chiara e Leoncini, chiamati così per via del colore della pelle chiara dell’uno, ambrata dell’altro), l’amara e colta Loy – vice ispettore e la giovane Alerami, bella e dolce.

La trama si snoda nell’ambiente calcistico romano, nei suoi meccanismi spietati e nei suoi sogni eterni. Non mancano i riferimenti alla fede (Di Chiara rappresenta al meglio il tifoso), alle strategie, al ruolo della squadra e, nel raccontare questa fetta di “mondo”, l’autore costruisce una tela fitta e realistica.

Il ruolo della squadra è, inoltre, duplice: viene ripreso e sviluppato nel gruppo lavoro al commissariato con notevole riguardo e al lettore giunge forte, questo messaggio di unione e appartenenza.

Il racconto è affidato a un narratore ironico che ama condire l’ipocondria di Ansaldi con ansia e visioni catastrofiche; i battibecchi dei “Ringo Boys” e la guida spericolata di Roy che eleva l’ansia del commissario. Un’incursione – un tono di voce diverso e più inquietante – irrompe spesso e spinge il ritmo, tra cupezza e mistero.

Nel complesso, “Come delfini tra pescecani – Un’indagine per i Cinque di Monteverde” è un romanzo variegato nel quale lo sfondo delle indagini permette di affrontare temi ben più complessi: la diversità e l’uguaglianza, la felicità e l’opportunità, l’amore e la speranza, la lotta e i soprusi, la vittoria e il fallimento. Il tutto condito da una spiccata nota ironica gradevole, da un vassoio di bignè che non ti aspetti e da lei: la fetta di pizza che torna anche nel finale.

Si ringrazia l’ufficio stampa per il file omaggio.

Nota biografica dell’autore:

FRANÇOIS MORLUPI: classe 1983, italo-francese, lavora in ambito informatico in una scuola francese di Roma. Prima di questo ha scritto due romanzi, che per mesi sono stati sempre ai primi posti delle classifiche ebook, diventando un caso editoriale.

Sito internet dell’editore: http://www.salani.it

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