“Una giornata da (non) dimenticare” di Roberta Capriglione – #boodracconti.

È una giornata invernale come tante altre. Sveglia alle 7:04, sbadigli, sbuffi e poca voglia di alzarmi. Il bisogno impellente del caffè è la sola motivazione che ho per lasciare il calduccio del piumone e per imbattermi nel freddo gelido di una casa con esposizione a nord. Infilo le ciabatte zebrate di peluche e mi dirigo come uno zombie verso la cucina. Alzo le braccia verso l’alto e poi le stiracchio dietro la schiena. L’ultima lezione di yoga è stata tutt’altro che leggera, ma la sensazione di fatica e i doloretti ad alcuni muscoli di cui ignoravo l’esistenza, mi fanno provare un enorme senso di soddisfazione.

Il suono del caffè che esce dalla moka mi riporta in una posizione naturale. Il suo profumo mi fa socchiudere gli occhi e mi fa provare, per un secondo, un meraviglioso stato di beatitudine. Anche questa è una piccola conquista. Vedo gli avanzi della cena della sera prima: peperoni e una piccola manciata di riso in bianco. Il resto è tutto pesantemente sul mio stomaco. Prendo il piatto e lo infilo dentro il frigo con un leggero senso di disgusto. Vado in bagno per nascondere con uno strato di trucco i segni impietosi della notte e tiro su i capelli in una coda salvatrice. Mi guardo allo specchio con poca convinzione e alzo le spalle sconsolata alla vista della mia immagine riflessa. Dopo aver superato la fase di restauro prendo la borsa e chiudo la porta con due mandate.

La mattinata in ufficio scorre velocemente: qualche telefonata, molte pratiche da sbrigare e la solita riunione con Gianluca. Mi chiedo cosa ci sia di tanto importante in quello che faccio per essere chiamata quotidianamente nella sua stanza per fare “il punto della situazione”. Ormai la frase “facciamo il punto della situazione?” è diventato un mantra, qualcosa che prima o poi troverò scritto tra su frasicelebri.it.  

Verso l’ora di pranzo vedo entrare, puntuale, Sara nella mia stanza.

“Allora, andiamo a mensa?”

“Credo che oggi salterò il pranzo. Non ho digerito la cena papale di ieri sera.”

“Ho giusto quello che fa al caso tuo: una miracolosa tisana al rabarbaro che riuscirebbe a sturare anche un lavandino!”

“Forse non hai idea di quello che divoro dopo una faticosissima lezione di yoga, altro che lavandini! Comunque mi hai convinta, ho bisogno di staccare.”

Ci mettiamo in fila pazientemente, con i nostri vassoi tra le mani e gli occhi puntati sul menù. Noto subito tra i secondi, calamari e piselli, il mio piatto preferito! Ho fatto bene a farmi convincere, altrimenti mi sarei privata di uno dei più grandi piaceri di queste quattro mura. Chiedo alla signora una porzione abbondante, sperando negli effetti benefici della tisana al rabarbaro di Sara. Proprio mentre mi giro verso la mia amica per chiederle una magica bustina, noto sul suo volto un’espressione perplessa. Cerco di seguire la direzione del suo sguardo e vedo lui: Roberto De Santis, il Dio Apollo dei fornitori.

Io e De Santis abbiamo avuto un breve flirt clandestino. Lui bellissimo, desiderato da qualsiasi donna della terra e dell’Olimpo, donnaiolo, scapolo incallito, inafferrabile. Io bella, giovane, attraente, ma purtroppo, una delle tante. Non posso accettare di essere stata scaricata come una qualunque dalla divinità De Santis. Il mio ego è stato miseramente calpestato da quell’uomo senza cuore! Guardo Sara con sguardo complice. Anche lei sembra aver intuito le mie intenzioni. Procedo a passo sicuro con il mio vassoio pieno di calamari e piselli e accentuo la falcata trionfale verso un tavolo libero. Con un colpo di testa degno della migliore Rita Hayworth della Garbatella, sposto i capelli dalle spalle e procedo con un’espressione sostenuta. Decido di ignorare il suo sguardo meravigliosamente bastardo e gli lancio un saluto frettoloso e distratto. Lui continua a guardarmi, facendo intravedere un sorrisetto vittorioso. Così non va, la mia strategia non ha funzionato e il mio ego grida ancora vendetta! Cosa potrei fare per far vacillare un verme così sicuro di sé? Mentre cerco di escogitare un piano lui mi spiazza. Si alza e viene verso la mia direzione. Sta cercando una scusa per rivedermi, ecco. Adesso mi inviterà a uscire e passeremo una serata di quelle da film a stelle e strisce!

“Ciao Laura, bello rivederti.” Mi limito a sorridere, mantenendo il mio atteggiamento altezzoso. Lui allunga la mano verso di me e io arrossisco per l’imbarazzo. Mi vorrà accarezzare qui, davanti a tutti i colleghi? Mi ritraggo istintivamente. Poi vedo qualcosa nella sua mano.

“Eri così concentrata sulla tua passerella che ti è caduto il badge per terra.”

Divento rossa per la delusione, o forse per la vergogna. Brutto omuncolo maledetto!

“Oh, grazie!” dico frettolosamente prendendo il badge.

“Ci vediamo!” Lui mi volta le spalle e torna dai suoi colleghi accentuando lo sguardo bastardo di prima. Io accenno uno dei sorrisi più finti mai fatti in vita mia e alzo la mano destra in segno di saluto. Sento bollire qualcosa all’interno del mio stomaco. Lascio circa la metà del mio piatto di calamari e piselli e vado via.

Nel silenzio della mia casetta cerco di non pensare all’accaduto. La delusione è forte, ma è soprattutto l’orgoglio a urlare insistentemente come un coro da stadio. Mi chiedo come sia possibile perdere la serenità per un semplice capriccio.

Guardo le ciabatte zebrate di peluche e poi mi giro istintivamente verso la poltrona vuota, proprio quella che una volta veniva contesa da me e dal mio ex. La malinconia sale e con essa anche i ricordi che vorrei scacciare via con forza. È solo il desiderio di avere qualcuno al mio fianco a richiamare in vita i fantasmi del passato.

A un tratto il suono del citofono mi fa sobbalzare dalla sedia. Chi può essere a quest’ora? Dall’altro lato dell’aggeggio sento la voce squillante di Sara. Sorpresaaa! Dopo pochissimi istanti la vedo uscire dall’ascensore insieme a Marta e Serena. Nelle loro mani tre bottiglie di birra, un cartone gigante di pizza e una bustina di tisana al rabarbaro sventolata per l’occasione davanti al mio volto. Le guardo, rido e penso tra me e me che in fondo non va così male. Chiacchieriamo, ridiamo e sdrammatizziamo sull’accaduto. Il tema De Santis tiene banco. Le parole pesanti, gli insulti gratuiti e le previsioni sul decadimento fisico del fornitore riescono a spegnere ogni minimo accenno di orgoglio ferito. A un certo punto Serena dice: “Persino Gianluca dice che De Santis è un deficiente! Mi chiedo perché così tanta antipatia!”. La guardo cambiando espressione. O forse è l’espressione a cambiare qualcosa in me?

Prima di andare a dormire penso e ripenso alla serata. Non c’è migliore terapia di un gruppo di amiche solidali e verbalmente assassine nei confronti degli stronzi.

Poi un raptus. Prendo il cellulare arraffandolo con velocità e impazienza. Scrivo il messaggio:

Che ne dici di fare il “punto della situazione” davanti a un caffè domani mattina?

La risposta arriva dopo pochissimi secondi.

Non aspetto altro…

Mi alzo, prendo le ciabatte zebrate di peluche, le infilo nel cesto dell’immondizia e vado a dormire con il sorriso sulle labbra.

Nota biografica dell’autrice:

Roberta Capriglione nasce a Catanzaro, nel 1976. Si laurea a Milano in Relazioni Pubbliche, per poi trasferirsi a Roma, dove vive tuttora. È una scrittrice. Ha pubblicato Con il vento a favore (Capponi Editore 2018 – Selfpublishing 2020) e Variazione (Casta Editore 2020). Ha ricevuto diversi riconoscimenti e menzioni d’onore. Scrive articoli per riviste on line e si occupa di comunicazione.

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