“Eravamo soli” di Fulvio Di Sigismondo, AltreVoci Edizioni

Vedi? Chi ha il pane non ha i denti! Invece di farsi compagnia, di aiutarsi e consolarsi, vengono qui, in questa tristezza di posto, a litigare e a fare del bordello.”

In Cina esiste il Monte delle Pesche: lo chiamano “Sondo”. Un’antica leggenda narra la storia di un pescatore che trovò un paese incantato, nel quale visse per trecento anni, a ridosso della montagna. Visse lì, in quel paradiso di vita rigogliosa, ma lontano dai suoi affetti. Da allora, e ancora oggi, in Oriente, le pesche sono considerate il frutto dell’immortalità.

A casa mia, invece, quando dici pesche dici estate, sole, giornate che si allungano verso la sera. Associ la pelle vellutata al fresco succoso per alleggerire il peso di una giornata afosa e alla dolcezza delle marmellate fatte in casa.

Per Antonio, uno dei tre protagonisti di “Eravamo soli”, primo romanzo di Fulvio Di Sigismondo edito da AltreVoci, le pesche noci sono una faccenda seria: sono il suo frutto proibito, lui che soffre di diabete. Antonio è un ex partigiano ed è vedovo. Vive in una palazzina tra i ricordi di un amore rispettoso ed eterno, il passato atroce della guerra che ha vissuto in prima persona che gli ha causato la perdita dei suoi affetti più cari e la moka che gorgoglia spesso, più per abitudine che altro. Antonio è solo, la sua solitudine è il peso del presente che batte forte i rintocchi, senza pietà alcuna; è la voglia di non arrendersi anche se la fatica è tanta ed e proprio questo a spingerlo al supermercato (insieme alla voglia di un sacchetto di pesche noci, ovviamente).

Luca e Margherita sono due ragazzi. Lui che gioca a fare il grande; lei che si è scoperta piccola e indifesa. Lui che affronta l’aria che ristagna di fallimento, in casa, con birre e stupefacenti; lei che sogna e lotta contro i dubbi che l’assillano. Luca sfida il destino, la sregolatezza, la ribellione, le sue incertezze di ragazzo solo; Margherita sfida se stessa, le regole della comunità che la deve proteggere, il desiderio di normalità, tutto per lui, per Luca.

Ma gli eventi sono dannati, in “Eravamo soli”, e la trama è ben costruita. Margherita e Luca sono destinati alla loro solitudine e a una disgraziata evoluzione degli eventi che comporteranno uno strappo doloroso nelle loro vite.

Quando Antonio e Luca si vedono, per la prima volta al supermercato, il primo sta cercando le pesche noci, il secondo sta per rubare gli alcolici che gli serviranno per la festa. Una festa estrema, da sballo, l’ultima. È un incontro brusco, aggressivo, che segna la svolta nella trama perché l’autore ha deciso che da questo momento in poi niente sarà più come prima.

Fulvio Di Sigismondo adopera una scelta stilistica cara a molti autori: la narrazione in prima persona su misura per ogni personaggio. L’autore ci regala tre voci ben distinte che esprimono personalità, vissuto e vivendo di ognuno. L’uso di questo elemento distintivo, in questo caso, è gradevole e ben costruito: il lettore ha una visione più realistica dell’universo di Luca (la sofferenza per la famiglia che vive di espedienti e per l’amico che si mette nei guai, il Pezzo; il bisogno di affogare nella vodka il presente; l’amore per Margherita, contrastante e deformante). Entrare nel mondo di Margherita è altrettanto immediato: ci sono pagine piene di sogni, lotte, delusioni, solitudini, bisogni, appartenenze, amori e speranze.

Quando dà voce ad Antonio, Di Sigismondo racconta la solitudine, la stessa che travolge i ragazzi. Son passati anni, tanti, i contesti sociali sono diversi, il mondo è diverso eppure l’autore, con piacevole naturalezza, ci pone davanti alla stessa impotenza. Ci sono i flashback dal passato (crudi, dolorosi), l’immensa solitudine del presente, la perdita della dignità e l’indifferenza che aleggia indisturbata. E poi l’amore. Fulvio Di Sigismondo non ne dimentica neanche una sfumatura nel ricordo di un matrimonio lungo e felice, finito troppo presto che ancora è motore, che ancora spinge con forza e che lo continuerà a fare, finché potrà.

In “Eravamo soli” ho trovato un patchwork emozionale completo. C’è l’amicizia, la tragedia, l’amore, il rapporto tra genitori e figli, il degrado sociale, la violenza, la rabbia, la delusione, le seconde possibilità, i contrasti dell’animo umano e la resistenza. C’è la paura, il sostegno, la cattiveria, il tradimento, la rinascita, la passione, la bontà e la dolcezza.

Una dolcezza non puoi far a meno di apprezzare, dopo l’ultima pagina, che impregna l’aria di buono… come il profumo delicato che emanano le pesche noci mature.

Si ringrazia Annalisa Panesi per l’invio diretto del romanzo.

Nota biografica dell’autore:

Fulvio Di Sigismondo è nato a Sestri Levante (Ge) nel 1965, educatore e formatore, si occupa del coordinamento di spazi e servizi rivolti a giovani e adolescenti e della progettazione di azioni riguardanti le politiche giovanili. Ha pubblicato due saggi sul tema dell’educazione e delle pratiche di lavoro sociale con i giovani Tutto si muove da dentro, un nuovo incontro tra generazioni (Oltre Edizioni, 2017) e Noi andiamo, l’irrinunciabile memoria del futuro (Thesis, 2019). Eravamo soli è il suo primo romanzo.

Il libro è disponibile per l’acquisto in tutte le migliori librerie, anche on line. Questo il link della casa editrice per l’acquisto diretto:  https://www.altrevociedizioni.it/libri/eravamo-soli-fulvio-di-sigismondo/  

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