“Gente sbagliata” di Alessio Piras, AltreVoci Edizioni

Cari lettori, sapete quanto io ami le prefazioni e i ringraziamenti. Considero la prima l’entrée raffinata che accompagna il lettore e, la seconda, il caffè forte che sigilla sapori ed emozioni. Due capitoli che, quando scritti con onestà, riescono a imprimere forza alla narrazione e una conclusione che resta in memoria.

Se in passato mi sono soffermata più volte sulle prefazioni, oggi vorrei raccontarvi di un ringraziamento – e dedica – molto particolare che ho appena letto e che, mi auguro, susciterà in voi la mia stessa reazione.

…” Questo libro è dedicato a tutti gli spiriti solitari che popolano questo mondo: a tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, si sentono gente sbagliata…” scrive Alessio Piras in “Gente sbagliata” pubblicato da AltreVoci Edizioni.

La dedica continua e non vi dirò altro, qui e ora. Vorrei, invece, condividere con voi una riflessione che cade a pennello: gli spiriti solitari, quelli che non amano il convenzionale, quelli che remano contro sono considerati “sbagliati”? La nostra società si ritiene così perfetta dal poter giudicare – ed emarginare – chi è diverso? Lascio a voi la scelta di riflettere, ma io, confesso, considero l’essere “gente sbagliata” un privilegio, un’unicità da difendere e da preservare. Sempre e ovunque, in ogni luogo e in ogni tempo.

 “Gente sbagliata” di Piras è un noir coinvolgente, già dalle prime battute. La scrittura diaristica (applicata in ogni sua forma) e l’intensità della narrazione in prima persona permettono al lettore di far amicizia immediatamente con Jacopo Ravecca, il commissario capo incaricato di seguire il presunto omicidio di Francesco Ricciardi.

L’autore disegna un personaggio forte, dalle tinte decise, che comanda la narrazione: non è solo la voce di Ravecca che imprime il ritmo, è tutto il suo essere a tenere in piedi la trama. Jacopo, ligure di nascita, si appiglia ai ricordi della sua terra facendo scorta di focaccia che consuma nelle più svariate ore della giornata; smette di essere il capo, quando raccoglie le confidenze di un suo sottoposto davanti a un boccale di birra; cerca l’ispirazione per risolvere il caso gustando un panino con la cotoletta al bar; si chiude nel mondo consolatorio della casa, del letto e della moglie Dafne, quando prepara un piatto di ziti e broccoli arriminati da accompagnare con un Nero d’Avola che lava via la tensione e, infine, quando mette lo zucchero direttamente nella moka, perché con Dafne, ormai, la complicità è tale da bere il caffè con la stessa dose di zucchero.

La personalità di Ravecca  – un uomo deciso nel suo ruolo ma umano e viscerale nelle emozioni che gli si attaccano addosso come la nebbia milanese – si esalta vicino agli altri personaggi che completano la narrazione. Con l’eleganza intonsa di Rapisarda – il sottoposto- collega- amico siciliano –  Ravecca si scontra e il suo abbigliamento appare sempre sciupato, trascurato; con i suoi whisky, Ravecca ha fatto pace, tanto da permettergli di tenere “un goccetto” nel bicchiere per agevolare i pensieri. Con Margherita, la ex moglie del defunto, gli torna alla mente il gin-tonic che la donna sicuramente abusa, vista la sua voce “piena”. Quando finisce “dentro” l’indagine, Ravecca trova un tè caldo da Cattaneo (l’attuale compagno di Margherita) e un Rob Roy che con la sua miscela di scotch,  whisky, vermut e bitter gli permette di vedere ciò che finora non ha visto.

Alessio Piras ci regala la fotografia di una Milano avvolta dalla scighera, dall’atmosfera cupa e un po’ malinconica, dall’oscurità che aleggia nelle vite dei personaggi, e della Liguria, del profumo del suo mare, del vento e del sole che asciuga e illumina di speranza il presente e il futuro. Con grande abilità, le descrizioni ambientali interagiscono in modo ordinato all’interno della narrazione e diventano parte indispensabile del racconto.

In ultimo, non per ordine di importanza, il lettore si sente trasportato tra i concetti e le riflessioni che l’autore semina un po’ ovunque. E, ce n’è per tutti i gusti, credetemi. C’è l’accoglienza e l’immigrazione, la voglia di restare e la fuga, il potere e la distruzione sociale, la laboriosità e la comodità, le bugie e le promesse, l’amore e il sostegno, la paura e la sicurezza.

E, poi, naturalmente, la solitudine che solo la gente sbagliata sa trasformare in forza.

Si ringrazia Annalisa per l’invio diretto del romanzo.

Nota biografica dell’autore:

Alessio Pirasè nato a Genova nel 1983. Dopo la Laurea Triennale, nel 2007 lascia la Liguria per proseguire gli studi e conseguire un Dottorato di ricerca in Discipline Umanistiche. Attualmente vive e lavora a Barcellona, in Spagna. Ha pubblicato con Fratelli Frilli Editori: Omicidio in Piazza Sant’Elena (2016), Nati in via Madre di Dio (2017) e Un biglietto per il naufragio (2018). Ha partecipato inoltre a tre antologie della stessa casa: Una finestra sul noir (2017), 44 gatti in noir (2018) e Tutti i sapori del noir (2019). Sono disponibili in e-book i racconti Una vita spezzata (Oakmond Publishing, 2018) e Sabotaggio. Un’indagine per Antonio Libeccio (Todaro Editore, 2019). È autore del saggio Il labirinto spagnolo (Oakmond Publishing, 2019), sulla narrativa della guerra di Spagna.

Il libro è disponibile per l’acquisto in tutte le migliori librerie, anche on line. Questo il link della casa editrice:  https://www.altrevociedizioni.it/libri/gente-sbagliata-alessio-piras/ CODICE SCONTO DIRETTO : BOOD.

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