Una zuppa di riso e lenticchie di Romana Francesca Dimaggio – #boodracconti

«Patatine, scatolette, bevande gassate, pop-corn, vaschetta di gelato e… l’immancabile cioccolato. È uno stronzo.»

La donna sollevò lo sguardo dal carrello e sbatté le palpebre: «Come, scusa?»

Il commesso del supermercato davanti a lei spostò le braccia dai fianchi per incrociarle al petto: «O stai organizzando una festa per dodicenni o sei stata appena lasciata. Ma, vista la tuta e il maglione di lana extralarge che indossi, direi la seconda, quindi è uno stronzo.»

Il suo labbro inferiore tremolò leggermente, ma il mento lo tirò su, cercando di mostrare una forza che in quel momento non sembrava avere. Strizzò gli occhi gonfi dal pianto per leggere meglio il nome sulla targhetta appuntata al grembiule: «Tom…»

«Per servirti» le sorrise.

«Tom… Mi dispiace non avere la mise adatta per il supermercato, ma non credo che siano affari tuoi.» Il tono più tagliente di una lama affilata.

Il ragazzo sollevò le mani in un gesto di resa: «So che in questo momento mi vedi come un rappresentante del genere maschile della razza umana e probabilmente stai escogitando mille modi per annientarmi, quindi ti perdono.» Le regalò un ultimo sorriso e sparì dietro la corsia dei surgelati.

***

Gli scaffali degli alcolici erano i più alti e la proprietà si premurava di tenerli sempre pieni.

Tom la vide spostarsi verso i vini rossi e picchiettarsi una guancia mentre leggeva un’etichetta.

«Sei passata al livello successivo? Ora punti all’alcool?»

La donna si voltò mostrandogli uno sguardo colpevole e smarrito allo stesso tempo, come una bambina colta dai genitori con le mani nel vasetto della marmellata.

Tom diede un’occhiata fugace al carrello: «Fossi in te sceglierei un rosé.» Prese una bottiglia da un paio di ripiani più in là e gliela porse: «Questo è perfetto col pane e la maionese che hai scelto.»

Lei si rigirò il vino tra le mani, poi corrucciò la fronte e decise di sfidarlo: «Sto per comprare anche del caviale. Penso di preparare una cena per una persona speciale. Non credi sia meglio un rosso corposo?»

«Sì, sei speciale e per te non serve l’eccesso di un rosso, come non basta un freddo vino bianco.»

Lei rimase un momento a bocca aperta, incapace di ribattere, poi ci provò: «Io… Io… Non ho detto che…» Fallì.

Tom rise di gusto: «Quelle sono quantità per uno» indicò il cibo nel carrello.

Vide le sue guance avvampare. Fece un altro passo, solo un sorriso, la voce più bassa e il viso più vicino per farsi sentire meglio: «E sono felice che stia riprendendo in mano la tua vita.»

I suoi occhi sfuggivano d’ovunque, tranne che in quelli di lui, finché non trovò il modo o il coraggio di allontanarsi, di scappare, lasciandolo lì, accanto al suo carrello pieno.

Solamente il rosato stretto forte tra le mani.

***

A volte aveva paura di spaventarla, di risultare insistente, ma come resistere alla sua presenza senza poterle parlare?

La schiena dritta, i capelli raccolti in una coda alta, solo qualche ciuffo lasciato libero di accarezzare quel lungo collo affusolato.

Nemmeno se ne rendeva conto e già camminava nella sua direzione.

Si fermò alle sue spalle e inspirò il suo odore. «Sapevo di aver indovinato.»

Lei posò nuovamente la boccetta di profumo che stava annusando e lo guardò solo con la coda dell’occhio. Sorrise. «Tu sai sempre tutto, vero, Tom?» Si voltò a sostenere il suo sguardo e per la prima volta si sentì perso, perso in lei, nella sua forza d’animo. «Tu credi di sapere tutto. In fondo, cosa sai veramente di me? Che profumo uso? Quale vino bevo?»

Un’altra prima volta: Tom indietreggiò. Ma capiva che era quella la sua occasione. «Forse hai ragione, forse è solo questo che so di te. Eppure sono due anni che ti vedo mentre ti aggiri in questo supermercato. Ti ho vista venire qui anche con quell’idiota e comprare solo le cose che piacevano a lui, mentre lanciavi sguardi malinconici a scatole di tè o confezioni di caramelle dai colori allegri.»

Tornò a camminare nella sua direzione e questa volta fu lei a dover indietreggiare sotto l’attacco dei suoi sentimenti: «Credo di conoscerti più io di quell’imbecille che ti ha lasciata. Perché altrimenti non l’avrebbe mai fatto. E non chiederò scusa per questo, non riuscirai ad allontanarmi solo perché hai paura. Vuoi sapere una cosa? Be’, ho paura anch’io, ma almeno ci provo. E quando sarai pronta a conoscermi anche tu… Be’, sai dove trovarmi!» Si era scaldato, si era lasciato andare, forse un po’ troppo, perché un paio di clienti lo fissavano straniti.

Si stava mettendo nei guai: il lavoro, la reputazione del negozio, l’affitto… Una serie di responsabilità gli piombarono addosso come una doccia gelata.

Stava sbagliando. Stava sbagliando tutto con lei.

«Scusa.» Si voltò. «Mi dispiace.» Un sussurro prima di sparire dietro l’angolo.

«Non provarci nemmeno, stavolta!» La voce della donna lo raggiunse alle spalle: «Tom!» urlò per fermarlo.

Non fece in tempo a girarsi che un pacco di lenticchie gli finì dritto in fronte: l’impatto fu così forte che la confezione esplose e migliaia di lenticchie si sparsero ovunque come coriandoli, per terra, tra gli scaffali, addosso a lui.

Sentì lei trattenere il fiato, il brusio della clientela scomparire.

«Oh mio dio, mi dispiace» le mani alla bocca, gli occhi spalancati e non riusciva ancora a capire se volesse piangere dalla vergogna o ridergli in faccia.

«Ti dispiace?» fece un passo verso di lei.

«Ti ho fatto male?»

«Ti dispiace, eh?» allungò un braccio per afferrare un pacco di riso.

«Sì, ti aiuto a ripulire» si offrì, ma lui continuava a camminare lentamente e ad aprire la confezione.

«Non preoccuparti» sogghignò. «Piuttosto… preoccupati di questo.» Sollevò la mano e le rovesciò l’intero contenuto sulla testa, facendole finire il riso dappertutto, nei capelli, nei vestiti, e dovette serrare le labbra per impedire che finisse anche nella bocca. Ma durò poco, perché non riuscì più a trattenere le risate.

«Bene, direi che ora posso invitarti a cena. Ti porto a mangiare una zuppa di riso e lenticchie

Rideva lei, puntinata di bianco dal riso, e rideva lui, con tutte quelle macchioline marroni addosso.

Nota biografica dell’autrice:

Romana Francesca Dimaggio è nata a Barletta nel 1981. Nel 2008 ha conseguito la laurea specialistica in fisica presso l’Università degli Studi di L’Aquila; negli anni successivi ha lavorato come consulente informatico a Padova e Bergamo. Trasferitasi a Roma, ha svolto diversi lavori, tra ripetizioni, pet-sitting e divulgazione scientifica in musei e librerie. Attualmente vive con il marito e lavora per una società che si occupa di asset management di impianti fotovoltaici ed eolici. Ama il Giappone, tanto da studiarne la lingua da autodidatta, gli anime, i manga e gli origami; le piacciono inoltre il teatro e il cinema. Adora leggere romanzi rosa, thriller e fantasy, e da qualche anno coltiva la passione per la scrittura, sperimentando sempre nuove tecniche e nuovi stili. Debutta nel 2020 con il suo primo romanzo, pubblicato da Brè Edizioni.

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: