“Morte all’Ombra dello Space Needle – Le indagini dell’avvocato Joe Spark” di Marcella Nardi.

C’è un argomento che spesso innesca un dibattito tra intenditori e appassionati: il caffè. La questione è varia, a tratti complessa, perché questa bevanda di origini antiche e lontane è molto più che un semplice alimento. Gli anni moderni ci hanno invaso di volti noti che pubblicizzano marchi famosi, creando un business nel business, e come sempre, in netto contrasto a ciò, ci sono i resilienti, quelli che la moka non l’abbandoneranno mai perché non possono stare senza quell’allegro gorgogliare che profuma l’aria di un aroma insostituibile. Ci sono poi gli abitudinari del bar, quelli che non possono iniziare la giornata senza tenere tra le mani la tazzina e scambiare notizie e chiacchiere, quelli che t’invitano a casa e puoi addirittura scegliere modi, gusti e argomenti di accompagnamento e ci sono quelli che non lo berranno neanche sotto tortura perché è una questione di gusto e, si sa, ognuno al suo.

Mentre nel gusto e nella preparazione gli americani possono essere considerati molto lontani da noi italiani, non lo sono in termini di “momenti”. Nonostante il caffè all’americana sia da noi spesso offeso e bistrattato per quel suo gusto leggero e “allungato” resta pur sempre la bevanda per eccellenza che, come in Italia, accompagna pause relax o, al contrario, conferisce la giusta carica nei momenti di down. Il caffè, dunque, è come un tratto d’unione, un elemento che amplifica la nostra quotidianità, i momenti preziosi e quelli più complessi, che cura le nostre ansie (o le eccita), che segna unioni e progetti, che sancisce nuove amicizie e ne spezza altre.

La faccenda “caffè” è un elemento che, in “Morte all’Ombra dello Space Needle – Le indagini dell’avvocato Joe Spark” di Marcella Nardi, è trattata con la massima serietà.

Joe Spark, l’avvocato-detective protagonista di questa nuova e fortunata serie ideata dall’arguta penna di Marcella Nardi, è un uomo curioso che ama indagare e risolvere molti casi davanti a fumanti tazze di caffè, in quel di Seattle. Si inizia subito con uno “strano brindisi” tra due uomini – l’avvocato Spark e il pensionato Robinson –  che più diversi  non potrebbero essere ma che si troveranno legati da uno stesso oscuro interesse: far luce su un omicidio accaduto trent’anni prima ai danni della giovane Sandra Taylor, per il quale venne condannato un ragazzo problematico di nome David Bolan. Si prosegue fuori dal tribunale, dove Joe e il suo studio stanno difendendo una causa che fa discutere e che, per questo, richiede un carico di energie illimitate; si continua a casa di Joe quando in quella sera ventosa ha bisogno di scaldare le idee oltre che le mani intirizzite dal freddo. E ancora:  c’è una “tazza di caffè” che alla vittima servì per fare una confidenza “strabiliante”;  una che pregusta un momento significativo tra Joe e la bella Kathleen; un bicchiere di caffè asettico, sceso da una macchinetta del caffè dell’ospedale, che annuncia domande inesplorate, per Joe, lui che non capirà mai il motivo di insoddisfazione umana; una di “nero” nella “Terra dei Morti”, l’archivio nel quale Joe scopre più di quanto vorrebbe; infine, quella del pretesto per “entrare” in una casa accessibile ma che di colpo diventa proibita.

Fate attenzione, cari lettori, perché “Morte all’Ombra dello Space Needle”, oltre che a esprimere gran parte della suo mistero sottoforma di tazze di caffè è anche un significativo spaccato di cultura culinaria americana (con alcuni riferimenti alla West Coast): panini con hamburger e salsa barbeque per un pranzo tutta’altro che rapido, zuppe di vongole che non possono saziare dubbi, focaccine fritte una-tira-l’altra, tè e biscotti per ogni occasioni, piatti di pesce consolatori, sandwich “libera-pensieri”, dolci all’arancia per spostare l’attenzione su qualcosa di meno scomodo; uno champagne per festeggiare un “errore”; una cena egiziana a base di un gustoso kibeh o una più leggera tabouleh; drink e superalcolici per sostenere un peso altrimenti troppo gravoso; torte sfornate per nascondere un terribile segreto.

Marcella Nardi, in questo suo lavoro, riesce a catturare l’attenzione del lettore dal principio.

 Apprezzo sempre la chiarezza. In questo caso, trovare una bella e breve nota introduttiva dell’autrice nella quale si racconta, presenta il suo ultimo lavoro e un chiaro elenco dei personaggi – “in ordine di apparizione” –  esprime una grande attenzione nei confronti del lettore.

La suspence e i colpi di scena sono creati con grande maestria, segno di un’inequivocabile attenzione verso i particolari che, in “Morte all’Ombra dello Space Needle”, sono un perno sul quale ruota gran parte della trama. I particolari, non solo i culinari ovviamente, sono trattati con cura e precisione e, questo, rende al meglio il genere legal thriller che tanto piace all’autrice e nel, quale, si può dire, lei né è davvero parte.

Infine, ancora una volta, il self publishing colpisce e affonda perché è un altro valido esempio di buona e sana letteratura.

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