“Io ho sempre parlato – Vita di un cane unico con umani normali” di Amelia Belloni Sonzogni, Youcanprint- #boodperglialtri – #boodinterviste

Quando inizia un nuovo anno, di solito, si ha l’idea di cominciare un nuovo cammino completamente diverso dal precedente. Spesso siamo carichi di aspettative e desideri, sogni e previsioni, impegni e prospettive. L’idea, quindi, che con il nuovo anno si possano introdurre (o eliminare) nuovi propositi è fatto ovvio e naturale. Sui “buoni propositi mancati” non esprimo commenti: siamo nel gennaio di un anno che vorrebbe speranza ma che ha davanti ancora un’impervia salita, concediamoci un po’ di sana illusione…

Per godere dell’effetto novità, vi propongo una nuova idea per il blog, un buon proposito che vorrei curare e portare avanti con impegno e serietà – logica che cerco di rispettare sempre e che spero giunga anche a voi. Il nome di questo nuovo ciclo di letture e recensioni sarà: #boodperglialtri. In questi tempi difficili, sono convinta che ognuno di noi abbia il dovere di dedicarsi agli altri, ognuno come può, con la propria esperienza e passione. Nasce così l’idea di donare uno spazio sul blog a tutti gli autori che hanno deciso di devolvere il ricavato delle loro opere a una iniziativa benefica. Sarà bellissimo leggere e divulgare il piacere di sostenere progetti, iniziative, idee. Già in passato abbiamo trattato opere legate a progetti di solidarietà: Stefania Convalle, col suo “Lo specchio macchiato dal tempo” aiuta associazioni che si occupano di animali abbandonati, e il trio Castoldi-Donati-Milanesi, col loro “La Svolta” aiutano la Fondazione Opera di San Francesco. Opere forti e delicate al tempo stesso, che profumano di umanità e che, proprio per il loro fine ultimo, rientrano in quelle che io chiamo “speciali”.

Un’opera simile, speciale e delicata, forte e originalissima, che entra nel mondo #boodperglialtri è “Io ho sempre parlato – Vita di un cane unico con umani normali” di Amelia Belloni Sonzogni, Youcanprint.

Il titolo colpisce nel segno e anticipa la trama: una coppia attraversa la dolorosa perdita del loro amico a quattro zampe (Pedro), un amico sincero e…” parlante”. L’autrice usa un innovativo stile narrativo che introduce i pensieri (e le parole) di Pedro che irrompono nella vita della coppia, che spiega e racconta la fatica di vivere che non dà pace a Elena, la sofferenza fisica a cui è stato costretto Riccardo e la sua rinascita, i consigli che elargisce a Giatt il nuovo cucciolo arrivato in famiglia, lui che proviene da un mondo di violenza e sofferenza. L’autrice presenta una famiglia normale che vive d’amore per il proprio amico fedele: ci sono ricordi di vacanze in barca quando si mangiava la focaccia e le risate echeggiavano libere; ci sono i caffè del mattino che anticipano la colazione e le scorribande nei prati vicino casa a mangiare more; ci sono le bomboniere a forma di marmellata di peperoni per gli umani e fiumi di biscottini e crocchette per i cuccioli. Il tutto però, è condito da un legame speciale che ha il sapore candido dell’amore, quello puro e indissolubile che si crea solo quando si ha il coraggio di amare con dedizione. Un sentimento che vince la violenza, la rabbia, la solitudine e la paura con un’abbondante dose di pazienza e comprensione.

Un ottimo editing, una scrittura scorrevole e un’alternanza di flash dal passato, presente e futuro ben dosato convincono e completano l’opera.

Io mi fermo qui.

Ora cedo la voce all’autrice che ha accettato la proposta di partecipare alle #boodinterviste e che ci racconterà di lei, di Pedro e dell’avventura che è amare un amico peloso.

Buongiorno Amelia e grazie per aver accettato questo invito. Con il tuo libro nasce anche l’hashtag (e progetto) #boodperglialtri. Vorrei che ci raccontassi a chi hai deciso di devolvere il ricavato della vendita del tuo libro e come è nata questa idea.

Buongiorno a te Valeria e grazie per la tua toccante introduzione. Sono onorata di inaugurare questo progetto.

Il ricavato della vendita del mio libro è destinato al Rifugio di Francesca Cognato, una donna che da sola, anni fa, a Palermo ha iniziato ad aiutare cani randagi, abbandonati o maltrattati, condizione quest’ultima purtroppo frequente; li accoglieva, li accudiva e cercava di trovare loro una famiglia. A lei si sono aggiunte altre volontarie, l’impegno è cresciuto, i cani sono aumentati e la sua iniziativa si è trasformata in Onlus Sos Primo Soccorso Cani e Gatti https://www.facebook.com/sosprimosoccorsocaniegatti oppure su Twitter @francycognato.

Io l’ho incrociata per caso. Le espressioni dei cani per cui si chiedeva adozione mi dicevano che nonostante la vita in canile si sentivano amati; le testimonianze di chi ne aveva adottato uno, e anche più di uno, mi hanno convinto. Così ho seguito le vicende del Rifugio che in quel periodo cercava aiuti per costruire la propria nuova sede sul terreno assegnato dal Comune: un bene confiscato alla mafia, usato come discarica, su cui era necessario iniziare e ultimare i lavori, rispettando scadenze talvolta ricordate con frequenza assillante. Mi sono unita ai privati accorsi in aiuto, grazie ai quali il Rifugio è stato quasi del tutto completato. In quel periodo stavo scrivendo il libro che è dedicato a Pedro; ho pensato a come potevo restituire il bene ricevuto da lui, a come rendergli onore perché era davvero un individuo straordinario. Donare il ricavato delle vendite mi è sembrato un modo degno.

Ho trovato molto originale la scelta stilistica di affidare una parte della narrazione (e dei dialoghi) a Pedro. Raccontaci come è nata questa idea.

Hai presente i truccatori, o gli stilisti? Dicono che non è necessario essere perfetti esteticamente. Anche un difetto può rendere attraenti, persino belli, l’importante è saperlo valorizzare. È stata una considerazione che ho interpretato quasi come una sfida quando due editor, in modi diversi e con diversi approcci, mi hanno comunicato le loro impressioni sul libro nella sua prima stesura. In particolare, i costruttivi rilievi di uno di loro, a sua volta scrittore, mi hanno spronato a cercare una soluzione originale. E mi fa piacere che tu lo abbia sottolineato. Ho rivoluzionato tutto, riscrivendo da capo e cambiando completamente l’impostazione, per trasformare i punti deboli in punti di forza, perché diventassero una caratteristica distintiva. Ne sono molto soddisfatta dato che i riscontri avuti finora sono stati tutti positivi. Mi sono occupata io stessa dell’editing, tenendo conto delle impressioni del mio personale beta-reader, e mi sono lasciata ispirare dai “musi” che mi guardavano, uno dallo schermo del computer (Pedro), l’altro da sotto la sedia (Giatt).

Elena e Riccardo, i protagonisti dell’opera, sono due persone “normali”, con una vita vissuta e in parte dolorosa. Sono così autentici e veri che sembrano reali. A chi somigliano?

Mi fa piacere si noti l’autenticità nella cosiddetta normalità. A conclusione delle riflessioni che hanno accompagnato la scelta del titolo, ho preferito questo aggettivo, “normali”, nonostante le perplessità legate al suo diffuso utilizzo, specie nella lingua parlata; un utilizzo talvolta improprio forse per pigrizia nella ricerca di alternative migliori: che vuol dire “normale” e cosa identifica la normalità? Poi però mi è sembrato il più utile per suggerire ai lettori che si potevano facilmente riconoscere in Elena e Riccardo. Sembrano veri perché somigliano a persone vere, a chi ha vissuto malattie, perdite, incomprensioni con gli affetti più cari, a chi ha traslocato, avuto dei vicini di casa, cambiato lavoro e città, viaggiato, vissuto con un animale. E somigliano in parte a chi scrive e a chi è descritto.

Domanda ovvia ma non banale. Ci racconti cosa significa, per te, amare un animale?

Hai ragione, non c’è nulla di banale nella relazione che si instaura con un animale e risponderti non è semplice, dato che detesto la retorica, ma l’hai già detto tu e senza retorica: amare con dedizione. Forse posso sintetizzare il concetto molto sfaccettato nell’espressione “vivere quotidiano” quando indica lo stare a contatto tutto il tempo possibile con la massima attenzione e consapevolezza, senza perdersi espressioni, attimi, frazioni di sguardi o movimenti; condividere, prendersi cura, alimentare con il cibo ma non solo. Pedro, per esempio, mostrava una totale noncuranza del cibo tranne per quegli alimenti di cui era ghiotto. Si alimentava, e spesso con qualche difficoltà, della quotidiana pappa, ma ne avrebbe fatto anche a meno. Non così del contatto stretto, delle carezze, dell’andare insieme. Un animale è per me un famigliare, e non è questione di specie, cane, gatto, gallina o pesce rosso; sarebbe lo stesso sentire, certo con interazioni differenti. Poi c’è lo strazio del distacco ma, come ha detto un mio amico, è meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati.

E, infine, leggerti è stata una bella esperienza. La tua è una scrittura immediata e coinvolgente. Hai altri progetti in corso o pronti per la pubblicazione?

Sto lavorando a una serie di racconti, scritture alcune recenti, altre più datate il cui tema di base è il legame con gli animali, ma non solo. Sono storie realistiche, che indagano i rapporti famigliari, ambientate in momenti diversi di un arco temporale storico, con il file rouge di un legame privilegiato che analizza i motivi per cui un certo sentire, un’impronta diventano tipici e si tramandano. Sono consapevole della risposta nebulosa, ma non vorrei svelare di più. Potrebbe essere questo il primo dei progetti pronto per la pubblicazione. Altri in corso invece richiedono più tempo: uno in particolare, il romanzo storico che tanto desidererei realizzare, necessita ancora di parecchio impegno. Sarà il concretizzarsi di una tacita promessa, come “Io ho sempre parlato” è stato il realizzarsi di un patto tra me e Pedro, essere sempre insieme.

Si ringrazia l’autrice per l’invio diretto del manoscritto e per la partecipazione alle #boodinterviste.

Nota biografica dell’autrice

Amelia Belloni Sonzogni è nata a Milano, dove ha studiato, vissuto, lavorato come insegnante di lettere nella scuola media pubblica e collaborato come storica alla cattedra di Storia contemporanea dell’Università degli Studi di Milano presso la quale si è laureata. Ha pubblicato numerosi saggi sulla storia di Milano, sulla storia dell’assistenza e previdenza, alcune monografie su enti privati e pubblici, biografie di uomini politici lombardi ed una pressoché unica storia del Prix Italia, concorso per radio, tv, web patrocinato dalla Rai, che si svolge ogni anno dal 1948 (per i dettagli www.ameliabellonisonzogni.it nella sezione I miei libri). Da qualche anno ha lasciato l’insegnamento, ma l’attività di ricerca è rimasta una passione. Si ritiene una privilegiata perché vive in modo molto semplice nel posto di mare cui è legata sin dalla prima infanzia, dove ha trovato il tempo e la dimensione giusta per dedicarsi alla scrittura.

Link di acquisto del libro:

https://www.youcanprint.it/animali-domestici-cani-generale/io-ho-sempre-parlato-vita-di-un-cane-unico-con-umani-normali-9788831679152.html

Il libro è presente in tutti i principali store (Amazon, Ibs, Feltrinelli, Mondadori ecc.). Considerata la finalità benefica, l’autrice suggerisce l’acquisto diretto su Youcanprint perché il riconoscimento dei diritti è un poco più consistente ma soprattutto più rapido.

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