“Melodia per anime spezzate – Volume 1” di Sara Carli, Brè Edizioni.

Avete mai sentito parlare di un evento che si chiama “Error Day”? Fino a qualche giorno fa, nemmeno io. Poi, per caso (o per errore) sono incappata in un articolo web pubblicato da Famigliacristiana.it e la curiosità non ha resistito davanti al titolo che indirizzava alla giornata mondiale degli sbagli. L’idea proviene da un’artista e insegnante, la quale ha deciso di investire il suo tempo nell’insegnamento più arduo: l’approccio allo sbaglio, l’inciampo onnipresente nella vita umana che, troppo spesso, viene accantonato o cancellato, disperso nel fiume di aspettative che ci siamo creati. Un’idea originale, frutto certamente di una sensibilità straordinaria nei confronti dell’animo umano e, sotto certi aspetti, filosofica e profonda. Leggetelo, questo articolo, io l’ho trovato stimolante e la riflessione sulla crescita umana (la ricerca di quella perfezione che ci spinge a lottare contro il nostro io) è un argomento che vale la pena di essere affrontato, di tanto in tanto.

Chissà cosa penserebbe Luca, uno dei protagonisti di “Melodia per anime spezzate” di Sara Carli, edito da Brè Edizioni, a riguardo. Luca è un giovane cantautore talentuoso e ribelle che approda all’Accademia di arti drammatiche, nella quale, spera, avrà modo di raccontare la sua musica, farsi notare per le sue abilità e divertirsi a suon di gonnelle e sorrisi languidi.

Il destino, in questo romanzo giovanile, gioca con i personaggi, ne delinea i tratti, i caratteri, esaspera le loro volontà e i loro desideri. Siamo all’interno di una scuola, ognuno ha la strada ben delineata davanti a sé, o almeno, questo è ciò che ha messo in valigia, quando ha lasciato la propria casa natale.

In “Melodia per anime spezzate” i personaggi danzano seguendo un ritmo che è solo loro in principio, una melodia nella quale, il lettore, si trova a suo agio, lentamente, un passo alla volta, per conoscere meglio l’atmosfera e i personaggi che la abitano.

C’è Viola, la gelida ragazza che proviene da un passato difficile e da una delle famiglie più in vista della città. Viola che danza come se il movimento del suo corpo fosse l’unica cosa vera alla quale potersi aggrappare, come se il presente fosse l’unico valore esistente. La giovane beve tè e tisane per riscaldare i pensieri che qualche volta la confondono, caffè per smorzare le amarezze, litri di acqua per dissetare i muscoli indolenziti dalle prove estenuanti alle quali si sottopone. Il suo sguardo cade su un risotto allo zafferano in tavola, quando fa ritorno a casa, in quella grande tavola dove il posto vuoto le ricorda, costantemente, l’inferno nel quale è precipitata.

C’è Caterina, la cui bellezza del sud fa vibrare molti sguardi ed esaspera emozioni proibite, il cui talento, a volte, è messo in ombra dal grande fascino che il suo corpo esprime. Caterina che non si tira indietro quando c’è da bere un calice in più, che quando torna a casa avverte forte il profumo delle sfogliatine fresche, quelle che una volta le davano conforto, quelle che oggi fanno sgorgare lacrime amare a causa di un errore che lei giudica imperdonabile.

C’è Evangelina, che gli amici chiamano Eve. Una bellezza rara, una dolcezza unica. Un talento nella recitazione, una promessa per la professione che ha intenzione di intraprendere. Eve che conosce l’amore, i suoi contorni, le sue necessità, quando parte per Londra, al termine del programma di studi. Eve che fuma sigarette e beve birre, che accetta e rimedia, che ama e conforta.

Ci sono Oscar e Marco, i ballerini cugini divisi da odio e invidia, che affogano la gelosia nei confronti di Viola tra bollicine e piatti pregiati a base di anguilla, gente di “alto” livello e ingaggi celebri in tutto il mondo.

E poi c’è lui, Luca. La sua chitarra e il suo errare, le note e le parole che danzano nel suo cuore, il suo bisogno di comunicare, la sua leggerezza immatura, la sua fame costante di pizza, lasagne, patatine, di qualsiasi carboidrato sia commestibile, di  successo e voglia di affermarsi; la sua sete di alcolici per gestire la pressione e gli errori, la sua sete di coca cola, birre, zuccheri e bollicine per comprendere la dolcezza che possiede e che fa a pugni con l’immagine di cantante ribelle che gli sta addosso. Sara Carli, al suo esordio di scrittura, è una penna sorprendente. La giovane possiede un talento narrativo di grande spessore. Il suo racconto è come una tela ricamata nella quale ogni punto è stato curato con attenzione e questo aspetto arriva al lettore, già dalle prime battute dell’opera. La narrazione disegna, amplia e riempie la trama, ogni passaggio è frutto di attenzione e cura dei dettagli stilistici, i dialoghi affiancano la voce narrante, e, nel complesso, il romanzo diventa una lettura gradevole, per nulla dispersiva, nonostante siano in tutto quasi seicento pagine.

I sentimenti, in questo romanzo, crescono a dismisura. L’autrice ne usa in dosi massicce e regala al lettore perle emotive che, complice l’ambientazione giovanile moderna, convincono. I segreti, le invidie, le ingiustizie, la ricchezza e la povertà, i valori, la vita e la malattia, il Mondo visto come luogo accessibile e Mamma di tutti coloro i quali lo considereranno tale. E ancora, il cuore, l’amore, l’anima, la paura, l’abbandono, i sogni e le aspettative, le rinunce e i ritorni.

Infine gli errori, quelli che ognuno ha il dovere di compiere, per conoscere davvero la propria anima.

Si ringrazia l’autrice per l’invio diretto del manoscritto.

Nota biografica dell’autrice:

Sara Carli nasce nel settembre del ‘91 ed è cresciuta in un paesino sperduto nella Val Padana, in provincia di Ferrara. Dopo la laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche vola in Spagna, grazie a una borsa di studio, per lavorare in un laboratorio di ricerca. Terminato il periodo all’estero inizia a lavorare all’Ospedale San Raffaele di Milano, dove vince un dottorato in Medicina Molecolare, indirizzo Neuroscienze. Ama la musica, i gatti e il mare.

Il libro è disponibile in tutte le librerie (anche su ordinazione) e in tutti gli store on line, anche in formato e-book.

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