La creatività al tempo del Coronavirus.

Dovendo classificare i lavori di casa che trovo più deprimenti avrei già in mente il vincitore: la pulizia interna degli armadi. Quel togliere, riporre, piegare è qualcosa che rimanderei all’infinito. È un meccanismo infernale, sterile che amplifica le malinconie. Ho provato tutti gli espedienti possibili: musica, riflessioni ad alta voce, silenzi per aumentare la concentrazione. Ho provato a farlo nei giorni di pioggia e in quelli soleggiati; in quelli ventosi o afosi… niente da fare, la monotonia ha sempre superato le illusioni.

Se questo è vero per gli armadi, tutt’altra cosa riguarda la libreria e questo la dice lunga sul mio rapporto con i vestiti e i libri… anzi, diciamo che meriterebbe un articolo a parte…

Svuotare e riordinare la libreria è un piacere, non un dovere. Mi piace l’idea di accarezzare le copertine, sfogliare le pagine per sentire il profumo delicato della carta stampata e lasciar cadere l’occhio su qualche frase qua e là che mi ricorda la trama o una vicenda legata al protagonista.

E, proprio in fase di riordino fisico e di ricordi, ieri, mi è capitato tra le mani “Quando tutto sarà finito” di Audrey Magee, pubblicato da Bollati & Boringhieri. È uno dei libri più dolci e brutali che abbia mai letto, ambientato in Germania al tempo della seconda guerra mondiale. È una commuovente storia di sacrificio e amore, di odio e passione che non lascia indifferenti. Pur avendolo letto tempo fa, un libro così forte è fonte continua di riflessioni e stimoli.

La seconda guerra mondiale è stata uno sfondo concreto e realistico per moltissimi artisti: dal mondo della canzone al cinema, dalla letteratura alla pittura. Il mondo artistico ha tratto molto da quegli anni crudeli ma, molto spesso, a posteriori. Le vicende narrative cui mi riferisco sono tratte da libri scritti in epoca contemporanea le cui trame compiono un tuffo nel passato, una composizione studiata degli eventi e un immaginario (ma veritiero) complesso viaggio nelle emozioni e nel sociale. Il passato torna sempre, ma, come spesso mi è capitato di leggere, da un punto si vista più saggio, legato al presente e alla comprensione di ciò che è stato e degli errori compiuti.

A fronte di questo, la domanda che mi pongo oggi è che ruolo avrà l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo in questi mesi. Il prolungarsi dell’incertezza (sanitaria ed economica), gli sfondi sociali e lavorativi in bilico, i sentimenti contrastanti, la politica e soprattutto la solitudine e il perdurare della paura come cambieranno la creatività degli autori? Le trame, i personaggi, le scenografie e i temi creati pre-guerra contro il Covid-19 continueranno il loro viaggio o saranno influenzati e stravolti? E, infine, noi, lettori onnivori, cosa vorremo leggere in questi giorni sospesi e, soprattutto, “quando tutto questo sarà finito”?

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