Intervista a Marcella Nardi: alla scoperta de “Il Segreto della Maga Tatuata.”

Se ami i libri Cozy Mystery e le storie capaci di unire il brivido dell’indagine a una risata intelligente, preparati a fare un viaggio in corsia. Oggi ti portiamo alla scoperta de Il Segreto della Maga Tatuata – Codice rosso all’ombra delle Alpi. Un mistero al Pronto Soccorso di Aosta, uno degli ultimi romanzi di Marcella Nardi ambientato nel Pronto Soccorso più movimentato della montagna. Tra medici geniali, ispettori irresistibili e un fiuto investigativo d’eccezione – quello del cane poliziotto Artù ─, questa storia ci dimostra che i gialli divertenti italiani sanno essere brillanti, ironici e ricchi di atmosfera. È tornata a trovarci l’autrice e c’è stato modo di scoprire i segreti dietro la nascita di questo romanzo e dei suoi incantevoli protagonisti…

Ogni Pronto Soccorso andava avanti a zucchero, caffeina e adrenalina, e questo non faceva eccezioni. Ecco perché arrivai al mio primo giorno di rientro portando due dozzine di tegole valdostane appena sfornate.

il segreto della maga tatuata

VG. Bentornata, Marcella. Sono felice di riaverti qui.

MN: Ciao Valeria. Grazie e anch’io sono felice di tornare sul tuo blog.

VG: Ti seguo da qualche anno ormai, e le ambientazioni che scegli per i tuoi libri mi hanno sempre entusiasmata. Stavolta, però, mi hai davvero sorpresa… un Pronto Soccorso. Come mai questa scelta?

MN: L’idea è nata quasi per caso, qualche settimana prima che iniziassi a delineare la trama. Un giorno, mentre spolveravo il mobile in cui conservo i miei vecchi DVD, mi è capitata tra le mani la serie completa del Dottor House. Rivederla è stato come avere un’illuminazione. Mi sono chiesta: perché non ambientare una serie di Cozy Mystery proprio in un Pronto Soccorso? E, soprattutto, perché non farlo in Italia?

Le prime due città che mi sono venute in mente sono state Milano e Aosta, entrambe legate a ricordi personali. Anni fa, infatti, mio padre era stato operato sia all’ospedale di San Donato Milanese sia in quello di Aosta. Alla fine, la scelta è caduta su quest’ultima. A convincermi è stata soprattutto la sua posizione, incastonata tra le montagne e circondata da rinomate località sciistiche. Un’ambientazione che, oltre al fascino dei paesaggi alpini, mi offriva infinite possibilità narrative: turisti di passaggio, residenti, incidenti sulle piste e, naturalmente, misteri tutti da risolvere.

VG: Ora ti chiederei di presentare Alessandro  – Doc – Valentini. Io lo eleggo leader carismatico dentro e fuori dal Pronto Soccorso.

MN: Il nostro Doc è un uomo dall’intelligenza acuta, affascinante, un po’ Don Giovanni, ma con un cuore grande. Ha un intuito fuori dal comune e una curiosità che, a volte, lo porta a spingersi ben oltre i confini della sua professione. Del resto, ho sempre avuto un debole per i detective dilettanti, e Alessandro Valentini incarna proprio quel tipo di investigatore che tanto mi piace raccontare.

Per lui, curare un paziente non significa soltanto individuare una diagnosi e prescrivere una terapia. Quando qualcuno arriva in Pronto Soccorso con sintomi insoliti, ferite sospette o una storia che presenta qualche incongruenza, nella sua mente scatta una sorta di campanello d’allarme. C’è qualcosa che non torna. E Alessandro non è certo il tipo da lasciar perdere. Vuole capire, scavare, andare oltre le apparenze. Perché, a volte, dietro un caso clinico apparentemente banale si nasconde una verità che nessuno ha interesse a far emergere.

VG: Un romanzo corale vive di incastri perfetti: se togli anche un solo tassello secondario, l’equilibrio crolla. Come nascono figure come Aurelio, Simonetta, Rossella, Leonardo? Senti che abbiano bisogno di uno spazio ‘proprio’ per respirare o nascono sempre in funzione del percorso del protagonista?

MN: Mi piace moltissimo far emergere il carattere del protagonista attraverso le diverse sfumature dei personaggi che lo circondano. Credo che sia proprio nel confronto con personalità differenti, a volte persino opposte, che un personaggio riesca a rivelare davvero tutte le sue sfaccettature.

Aurelio, Simonetta, Rossella e Leonardo non sono semplici figure di contorno, né tantomeno personaggi creati esclusivamente in funzione di Alessandro Valentini. Ognuno di loro ha una propria identità, un temperamento, delle peculiarità e un modo personale di affrontare la vita. Ed è proprio questo che mi diverte quando scrivo: creare un piccolo universo di persone credibili, ciascuna con la propria voce, le proprie debolezze e, perché no, le proprie contraddizioni.

Naturalmente, Alessandro resta il fulcro della storia, ma sono spesso le interazioni con gli altri a far emergere i suoi lati più interessanti: l’ironia, l’intuito, la generosità, il suo essere un po’ Don Giovanni e, talvolta, anche le sue fragilità.

Per questo credo che i personaggi secondari debbano avere uno spazio tutto loro, senza però sottrarre centralità al protagonista. Mi piace che il lettore impari a conoscerli, si affezioni a loro e magari arrivi persino ad aspettare il momento in cui torneranno in scena.

In fondo, anche nella vita reale siamo ciò che siamo grazie, e qualche volta nonostante, le persone che incontriamo. E nei miei romanzi cerco di ricreare proprio questa alchimia.

VG: Come in altri tuoi libri hai usato la narrazione in prima persona. Come riesci a entrare nella sfera maschile e come riesci a tradurla in maniera così fluida e naturale?

MN: È una domanda interessante, perché in realtà, quando scrivo, non penso tanto a entrare nella sfera maschile o femminile, quanto piuttosto nella mente e nell’animo di un essere umano. Credo che, al di là delle differenze di genere, siano le emozioni, le contraddizioni e le debolezze a rendere autentico un personaggio.

Quando creo un protagonista, cerco prima di tutto di conoscerlo a fondo, quasi fosse una persona reale. Devo sapere come ragiona, cosa lo diverte, cosa lo irrita e come reagirebbe nelle diverse situazioni. A quel punto, la sua voce comincia a prendere forma quasi spontaneamente.

Alessandro Valentini, per esempio, è brillante, ironico, affascinante, un po’ Don Giovanni, ma anche profondamente umano. Mi diverte moltissimo guardare il mondo attraverso i suoi occhi, immaginare i suoi pensieri e le sue contraddizioni.

Ho adottato lo stesso approccio con Joe Spark, l’avvocato protagonista della mia serie ambientata a Seattle, e con Vanessa Fontana, protagonista della serie ambientata a Milano. Tre personalità molto diverse, ma lo stesso desiderio di dare a ciascuna una voce autentica e riconoscibile.

La narrazione in prima persona mi permette proprio questo: non mi limito a raccontare ciò che un personaggio fa, ma cerco di pensare come lui, o come lei. E quando il meccanismo funziona, accade qualcosa di bellissimo: il personaggio sembra acquistare vita propria, quasi fosse lui a suggerirmi cosa dire o come reagire.

Naturalmente, c’è anche molta osservazione. Mi piace ascoltare le persone, cogliere le sfumature del loro linguaggio, i piccoli gesti e le emozioni nascoste dietro una battuta.

In fondo, credo che il segreto sia non cercare di scrivere come scriverebbe un uomo o una donna, ma raccontare il mondo attraverso gli occhi di quella specifica persona.

E devo confessare che mi diverto moltissimo! Forse è proprio questa una delle magie più belle della scrittura: poter vivere tante vite diverse, senza mai smettere di essere sé stessi.

VG: I dialoghi in un Cozy Mystery sono la vera bussola del lettore. Nel tuo libro sono ironici, pungenti, ritmati e, per buona parte della lettura, mi sono chiesta se ti abbiano portato via più tempo loro o la costruzione della trama. Ti va di raccontarcelo?

MN: Devo confessare che i dialoghi mi impegnano parecchio, forse persino più della costruzione della trama! E il motivo è semplice: io nasco come autrice di gialli e thriller, generi nei quali la tensione, il mistero e la suspense hanno un peso fondamentale e il registro narrativo è decisamente diverso.

Scrivere un Cozy Mystery, per certi versi, è una sfida ancora più impegnativa. Raccontare un crimine con leggerezza e ironia, senza mai banalizzarne la gravità, non è affatto semplice. Bisogna trovare un equilibrio delicato: mantenere viva la curiosità del lettore, alimentare i sospetti, costruire depistaggi e colpi di scena, ma senza appesantirgli il cuore.

Ed è proprio qui che entrano in gioco i dialoghi. Devono essere brillanti, spontanei, a volte pungenti, ma mai forzati. L’ironia deve nascere naturalmente dal carattere dei personaggi e dalle situazioni, non essere inserita a tutti i costi per strappare una risata.

Spesso mi ritrovo a rileggere e ritoccare uno scambio di battute più volte, cercando il ritmo giusto, quella sfumatura capace di alleggerire una scena senza spezzarne la tensione.

In fondo, è questo che amo del Cozy Mystery: riuscire a tenere il lettore con il fiato sospeso e, un attimo dopo, strappargli un sorriso. Perché il mistero deve coinvolgere, il delitto deve essere preso sul serio, ma la lettura deve anche regalare piacere e un pizzico di buonumore. E vi assicuro che trovare questo equilibrio è molto meno facile di quanto possa sembrare!

VG: Un buon Cozy Mystery vive di un patto non scritto con il lettore: dargli tutti gli elementi per arrivare alla soluzione, ma fare in modo che si diverta a perdersi. Qual è la tua tecnica preferita in fase di scrittura per seminare gli indizi giusti senza rischiare che la soluzione diventi troppo prevedibile?

MN: Credo che uno degli aspetti più affascinanti dello scrivere un giallo sia proprio questo: giocare con il lettore, sfidare il suo intuito e, possibilmente, riuscire a sorprenderlo fino all’ultima pagina.

La mia tecnica preferita è quella di seminare indizi autentici, ma circondarli di dettagli e false piste altrettanto credibili. Non amo le soluzioni che arrivano dal nulla, né i colpevoli che spuntano fuori all’ultimo momento. Per me, l’assassino deve essere presente nella storia fin dall’inizio, magari sotto gli occhi di tutti, ma senza attirare troppo l’attenzione.

Mi piace soprattutto lavorare sulle apparenze e sulle contraddizioni dei personaggi. Un comportamento sospetto non nasconde necessariamente un delitto, così come una persona apparentemente irreprensibile potrebbe avere molto da nascondere. E spesso sono proprio i piccoli dettagli, quelli che il lettore registra quasi inconsapevolmente, a rivelarsi decisivi.

Naturalmente, cerco sempre di mettermi nei panni di chi legge, chiedendomi: «A questo punto, io chi sospetterei?». Se la risposta è troppo scontata, significa che devo rimescolare un po’ le carte!

Il mio obiettivo non è ingannare il lettore, ma sorprenderlo giocando lealmente. Vorrei che, arrivato alla soluzione, esclamasse: «Ma certo! Era tutto lì, davanti ai miei occhi! Come ho fatto a non capirlo?».

E se, oltre a questo, riesco anche a strappargli qualche sorriso lungo il percorso, allora posso dire di aver raggiunto il mio scopo. Perché, in fondo, un buon Cozy Mystery deve essere proprio questo: un mistero da risolvere, ma anche un viaggio nel quale divertirsi a prendere qualche strada sbagliata!

VG: Ora immagina di avere davanti a te un aspirante scrittore di gialli. Gli consiglieresti di iniziare a sperimentare tecniche per migliorare la personalità del protagonista o sull’intrigo della trama? Quale secondo la tua esperienze è più determinante per emozionare un lettore?

MN: Gli direi che sono entrambi fondamentali e che, secondo me, uno non può prescindere dall’altro. Una trama avvincente cattura l’attenzione del lettore, ma è un protagonista ben costruito a conquistargli il cuore.

Un buon giallo deve avere un intreccio solido, indizi disseminati con intelligenza, false piste credibili e, naturalmente, una soluzione capace di sorprendere. Senza questi elementi, anche il personaggio più affascinante rischia di muoversi in una storia che non decolla.

D’altra parte, una trama ingegnosa, popolata da personaggi privi di spessore, può trasformarsi in un semplice esercizio di logica. Il lettore vuole certamente scoprire chi sia l’assassino, ma ha anche bisogno di affezionarsi a qualcuno, di riconoscersi nelle sue debolezze, di sorridere delle sue battute e di preoccuparsi per lui.

Questo vale ancora di più nel Cozy Mystery, soprattutto quando si scrive una serie. È il mistero che spinge il lettore a voltare pagina, ma sono i personaggi che gli fanno desiderare di leggere il libro successivo. Ed è proprio ciò che cerco di ottenere con Alessandro Valentini e con il piccolo universo di persone che gli ruota attorno.

A un aspirante scrittore consiglierei quindi di lavorare su entrambi gli aspetti, senza sacrificarne uno a favore dell’altro. Perché la vera magia nasce quando trama e personaggi si intrecciano al punto da diventare inseparabili.

In fondo, un lettore può dimenticare i dettagli di un delitto, ma difficilmente dimenticherà un personaggio che è riuscito a emozionarlo.

VG: Perché un lettore dovrebbe leggere Il Segreto della Maga Tatuata?

MN: Perché Il Segreto della Maga Tatuata non è soltanto un giallo da risolvere, ma anche una storia nella quale immergersi, affezionarsi ai personaggi e lasciarsi sorprendere.

Chi ama i Cozy Mystery troverà tutti gli ingredienti del genere: un mistero intrigante, indizi da interpretare, sospetti, false piste, qualche colpo di scena e, naturalmente, quella leggerezza e quell’ironia che rendono piacevole la lettura anche quando al centro della vicenda c’è un crimine.

Ma soprattutto ritroverà Alessandro Valentini, un medico brillante, intuitivo, un po’ Don Giovanni e con un cuore grande, che proprio non riesce a voltarsi dall’altra parte quando qualcosa non gli torna. E attorno a lui, una serie di personaggi che, con le loro personalità e le loro battute, contribuiscono a rendere la storia vivace e coinvolgente.

Mi piacerebbe che chi legge si sentisse parte delle indagini, formulasse le proprie ipotesi, cambiasse idea più volte e arrivasse all’ultima pagina con il piacere di essere stato sorpreso.

Se riuscirò a far sorridere il lettore, a tenerlo con il fiato sospeso e a fargli desiderare di trascorrere ancora un po’ di tempo in compagnia del nostro Doc, avrò raggiunto il mio obiettivo.

In fondo, è proprio questo che vorrei regalare con Il Segreto della Maga Tatuata: qualche ora di evasione, un bel mistero e il piacere di chiudere il libro con un sorriso. Magari pensando: «E adesso, quando arriva la prossima indagine di Alessandro Valentini?»

Ebbene si sta per arrivare la seconda indagine per il nostro Doc: “I Segreti della Valle”. Per ora preordinabile al prezzo di lancio fino al 23 ottobre.

VG: Arrivederci, Marcella. Torna presto a trovarci, abbiamo voglia di conoscere le nuove avventure dei tuoi personaggi.

MN: Grazie a te e a chi ci legge!

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