Recensione: “Il bosco di faggi” di Salvina Alba, Edizioni Convalle. Prefazione a cura di Silvana Da Roit.

il bosco di faggi

“Ognuno di noi abbassa il capo sul proprio piatto e fissa quello che sta mangiando. Non riesco a sopportare a lungo questo silenzio. Appoggio la forchetta sul bordo del piatto e guardo mio padre”. Citazione tratta da “Il bosco di faggi

Non è cosa semplice rappresentare il silenzio, in un’opera letteraria. Non si tratta solo di una questione ovvia e pratica perché il vero impegno, da parte di uno scrittore e secondo il mio bisogno di lettrice, è riuscire a creare l’atmosfera giusta in cui fermare voci, azioni, suoni. A me piace sentirlo arrivare da lontano, il silenzio, in un libro, cosicché sia ancora più intenso e completo.

Salvina Alba, nel passaggio che ho tratto dal suo libro “Il bosco dei faggi”, pubblicato da Edizioni Convalle, è riuscita celebrare il silenzio, per come lo intendo io. Una famiglia, a tavola, i loro sguardi che cadono nel vuoto… lo sentite anche voi quel senso di distacco e solitudine che si imprime nell’aria?

Leggendo questo libro, il lettore si trova spesso in cucina, a tavola. Posso dire che in ogni cena, pranzo o colazione, l’autrice ha saputo approfondire tematiche, personaggi e punti della trama che definirei essenziali. Ha raccontato spaccati di quotidianità che hanno fatto emergere difficoltà e gioie, speranze e frustrazioni, sogni e paure.

Questi sentimenti sono narrati ed esplorati da Alain, il protagonista. È un giovane operaio la cui giornata – o dovrei dire esistenza – si divide tra il lavoro in fabbrica, la passione per la musica e la gestione della sua famiglia. Alain si preoccupa che il padre gravemente malato abbia preso le medicine, va al colloquio coi professori per evitare che suo fratello Roberto smetta di studiare, spinge la sorella Anna a essere più responsabile e, infine, cerca un equilibrio con Serena, la fidanzata che è convinta di volerlo sposare. Appena gli impegni glielo permettono, si rifugia nella musica: scrive canzoni e suona il piano con la sua band.

Salvina Alba ha dato voce a un personaggio autentico. La sua storia, e il suo narrare gli eventi che succedono, non può lasciare indifferente il lettore. Pur lasciandovi liberi di incontrare Alain e vivere insieme a lui il suo viaggio, desidero concentrami su alcuni dettagli che ho trovato interessanti.

Si tratta della realizzazione personale, della motivazione, del conflitto interiore e del feroce senso del dovere che le persone autentiche provano, costantemente.

Ho interrotto la lettura più volte e non perché io abbia riscontrato periodi tortuosi. Le pause che mi sono imposta sono state dettate dalle domande che la storia di Alain ha fatto emergere: siamo davvero liberi di scegliere chi vogliamo essere? Esiste una giusta misura tra egoismo e senso del dovere? Le gabbie che ci impediscono di realizzare i nostri sogni sono reali o frutto della nostra fantasia?

C’è tanta profondità, in questo romanzo, lo avrete capito. Ed è una profondità che prende per mano il lettore.

Ultima nota: ho apprezzato la suddivisione dell’opera in tre atti. “Il bosco di faggi”, infatti e pur essendo narrato interamente in prima persona, ha una struttura a livelli che permette tagli netti della trama. Questo schema aumenta la relazione che il lettore instaura con il protagonista e con i personaggi che gli stanno accanto.   

Si ringrazia l’Editore per il file lettura in omaggio.

Nota biografica dell’autrice:

Salvina Alba è un’insegnante ennese che scrive dal 2000. Ha pubblicato nel 2006 il romanzo “Più grandi illusioni” (Kimerik); nel 2007 il romanzo per ragazzi “I segreti di Floriania” (Città aperta) che ha vinto il primo premio in due concorsi nazionali; nel 2010 il romanzo “Nell’abisso” (Kimerik) e nel 2021 “Pole pole”, un romanzo ambientato in Kenya.

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