“Nonostante tutto” di Francesca Lizzio, Panesi Edizioni.

Nonostante tutto

“Il prezzo da pagare quando sei una persona forte è che nessuno ti viene incontro”. Citazione tratta dal libro.

Le boodinterviste.

Ci sono tanti modi per affrontare la vita. Frase banale? Solo in parte, mi permetto di dire. Le regole, i doveri, le aspettative, i valori sono così tanti che, a volte, subiamo eventi che non riusciamo a comprendere, e che, talvolta, ci appaiono come ingiustizie da cancellare. Eppure, nei tanti metodi di sopravvivenza che abbiamo dovuto elaborare, ce n’è uno, l’unico e insostituibile: essere noi stessi. Esserlo fino in fondo, però, senza deviazioni né facilitazioni, perché una volta un saggio diceva che sei capace di affrontare tutto ciò che la vita ti riserva, e credo non ci sia detto più efficace, più autentico.

Lo ha capito anche Cristina, la protagonista di “Nonostante tutto”, il romanzo di Francesca Lizzio, pubblicato da Panesi Edizioni.

Siamo a Catania, in un’epoca moderna, e lei si trova a dover affrontare un evento al quale non solo non è preparata, ma che le permetterà di attingere a quella forza che è presente in ognuno di noi, quella che, appunto, è l’unica in grado di farci affrontare le tante sfide della vita.

Il principio è la fine di un amore, le cui conseguenze le piombano addosso come una valanga emotiva che non le lascia tregua e che le impone un nuovo adattamento, un cambiamento, un inizio al quale si sente impreparata. Ha bisogno di essere forte, Cristina, e, al suo fianco, Erica e Bea – le amiche – trovano soluzioni al sapore di lasagne salvaumore, crostate che addolciscono pensieri e gelati che ne rallentano l’espansione. Ci sono poi le sorelle, Emma e Su, con le quali una pizza diventa un’occasione per dirsi la verità, la più crudele e scomoda di tutte. E nel mezzo, c’è la vita che corre, il futuro davanti, il passato che va affrontato, il lavoro, la casa, i profumi della Sicilia che non smettono di fluttuare, nonostante tutto.

Il romanzo di Francesca Lizzio fa parte di quelle letture che ti lasciano un retrogusto che fatica ad andarsene: la trama  – ben costruita  – a tratti si fa leggera e comoda, ma sotto questa superficie emergono con prepotenza aspetti umani di grande spessore che ti obbligano a riflessioni. Tante riflessioni.

Ecco perché ho invitato l’autrice a stare un po’ con noi e a rispondere a qualche domanda.

VG: Buongiorno Francesca. Benvenuta.

FL: Grazie a te per l’invito, Valeria.

VG: Rompiamo il ghiaccio: chi è Francesca Lizzio?

FL: È una domanda che mi crea sempre qualche difficoltà. Non perché non saprei cosa rispondere, ma perché avrei così tante cose da dire che non capisco quali siano realmente interessanti.

Ho trent’anni, molte cose di me sono cambiate più di quanto avrei voluto, altre invece per niente. Sono sempre la timida che parla poco e ha paura di disturbare, tanto per fare un esempio.

Per restare in tema “libri”, amo profondamente leggere Miriam Toews. In effetti, se mi soffermassi a pensare a tutti gli scrittori che amo ne verrebbe fuori un elenco senza fine.

VG: La prima domanda relativa al tuo libro riguarda la copertina. L’ho trovata romantica, dal sapore un po’ retrò. Quel quadrato di cielo, inoltre, mi fa pensare alla speranza, come se quello spazio fosse una via d’uscita. E l’ombrello arancione, di cui si vede solo il tessuto? Cosa significa?

FL: Ho scelto questa foto perché mi ricorda tantissimo l’atmosfera di Catania. L’ho trovata perfetta per la storia, soprattutto. Mi piace molto la tua interpretazione, desideravo che trasmettesse la speranza di riuscire a superare le difficoltà, un incoraggiamento a scavare dentro di sé e trovarne la forza… Nonostante tutto.

VG: Che cos’è, per te, Catania?

FL: Catania è una città che avrebbe tutte le potenzialità per diventare più bella, più pulita, più giusta… Ma lo si può dire di tanti altri luoghi, il punto resta sempre lo stesso: sono le persone che fanno le città.

VG: Con che criterio hai scelto i nomi dei tuoi personaggi? Fantasia o qualcuno ti ha ispirata?

FL: Scelgo i nomi semplicemente perché mi piacciono, a volte però nei caratteri dei personaggi inserisco le tracce di qualcuno che conosco. Sono scelte che compio istintivamente, non mi fermo a rifletterci, le sento giuste.

VG: Potremmo definire “Nonostante tutto” un romanzo al femminile, nel quale la difficoltà di essere donna viene interpretata a seconda delle vicende (e delle parole) delle tue protagoniste? E, inoltre, potremmo anche dire che se Cristina è la voce dominante le altre “guardiane” – come le hai nominate tu – sono voci indispensabili?

FL: Certamente. In questo romanzo ho cercato di mettere a nudo le difficoltà che noi donne spesso dobbiamo affrontare da sole, se siamo fortunate contando sulla presenza di una madre, una sorella, un’amica.

Immaginiamo la storia eliminando tutti i personaggi eccetto Cristina, sarebbe stata la stessa? O avrebbe dovuto imparare a convivere con una solitudine logorante, un senso di smarrimento, abbandono e inquietudine che l’avrebbe portata a chiedersi che senso avesse vivere così? Ne vale la pena? Senza nessuno a cui rivolgersi per parlare, per piangere, per ridere, nessuno a cui importi se hai mangiato, se stai bene, se hai bisogno di aiuto. L’immagine che viene fuori è il ritratto della tristezza da cui tutti cerchiamo di fuggire, a volte riempiendola con le persone sbagliate.

Chi ha sofferto raramente è disposto ad accontentarsi, accetterà piuttosto di stare da solo, nella speranza che non sarà sempre così. Cercherà di mantenere viva questa speranza, anche se ridotta a una debole fiamma di una candela immersa nel buio.

Sono tutte voci indispensabili, ognuna di loro è lo specchio di ciò che ha vissuto e del modo in cui ne ha fatto tesoro. Le storie degli altri si mescolano sempre, in qualche modo, alla nostra. È impossibile non lasciarsi coinvolgere (e cambiare) dall’incontro con gli altri, nel bene e nel male.

VG: Immagina una bilancia: metti sui bilancieri solitudine e amicizia. Da che parte pende “Nonostante tutto”?

FL: La storia di Cristina e delle sue sorelle mi ha portato a riflettere sul fatto che quando siamo chiamati a fare una scelta, ad affrontare qualcosa di cui abbiamo paura, siamo soli con noi stessi, anche se fuori da quella porta c’è qualcuno pronto a sostenerci. C’è differenza però tra l’affrontare quel qualcosa e avere qualcuno da cui correre una volta presa la nostra decisione e viverlo senza lasciare traccia.

È pura fortuna quando non c’è squilibrio tra i due fattori, quando la solitudine non è un macigno ma un rifugio temporaneo. Per questa ragione è importante apprezzare l’amore che ci viene dato e dimostrare di non darlo per scontato.

VG: Hai saputo raccontare con delicatezza i rapporti familiari difficili, segnati da eventi che lasciano cicatrici. Che ruolo ha, uno scrittore, quando affronta tali temi?

FL: Personalmente scrivo di ciò che conosco, non saprei fare altrimenti, significherebbe barare. Penso che uno scrittore debba fornire al lettore gli strumenti che gli consentiranno di immedesimarsi, di percepire una vicinanza coi personaggi, di provare dei sentimenti e delle emozioni.

Tutti noi custodiamo una storia e quando scorgiamo una traccia del nostro vissuto altrove, nel vissuto di un altro, ci sentiamo meno soli. Da lettrice è proprio questo quello che cerco in un libro e da scrittrice è questo che spero di riuscire a compiere.

VG: Raccontaci, se puoi, i tuoi prossimi progetti, anche non letterari.

FL: L’interesse verso ciò che scrivo di recente è aumentato notevolmente, con mia immensa gioia e incredulità, per cui ritengo valga la pena parlare del mio desiderio di approfondire la storia che sto scrivendo, un romanzo che sicuramente m’impegnerà per qualche anno. Nel frattempo continuerò a scrivere sul mio blog e a parlare dei libri che amo su Instagram.

VG: E noi continueremo a seguire i tuoi passi. Buona vita, Francesca.

Si ringrazia l’editore per la copia omaggio.

Nota biografica dell’autrice:

Francesca Lizzio nasce a Catania il 22 Aprile del 1992, in “una notte buia e tempestosa”. Fermamente convinta che il meglio di un libro si trovi tra le righe e che valga anche per le persone. Data la sua passione per la biblioteconomia, l’archivistica e l’editoria, scrivere è stata una conseguenza naturale. Nel 2015 ha aperto un blog, “cuore di cactus”, dove si racconta a lettori sparsi per tutta l’Italia. Con Panesi Edizioni ha preso parte all’antologia Oltre i media – Raccontalo con un film o una canzone col racconto breve Giorni (2016) e ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Fiore di cactus (2017). Nel 2021 esce Nonostante tutto.

Il suo blog è: https://cuoredicactus.wordpress.com/ e il suo account Instagram è francesca.lizzio.

Il sito internet della casa editrice è : www.panesiedizioni.it

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