Cold Therapy di Andrea Bianchi:riscoprire il benessere attraverso il freddo

Nuove esplorazioni per il blog

Sono sempre alla ricerca di nuove letture, e da qualche tempo mi sto appassionando alla manualistica, ai libri how to do, a quei testi che non si limitano a raccontare ma ti prendono per mano e ti mostrano come fare. Libri che cambiano davvero la quotidianità, che ti danno strumenti pratici da applicare subito.

Così, quando Vallardi Editore mi ha proposto “Cold Therapy” di Andrea Bianchi, ho sentito che era proprio quello che stavo cercando. Come se fossi stata chiamata a esplorare questo territorio nuovo. Un libro che parla di freddo, di corpo, di mente e di quella consapevolezza che troppo spesso dimentichiamo di avere.

Quando fuori fa caldo e dentro leggi di freddo

Ho iniziato a leggere questo libro in un settembre ancora caldo, con il sole che picchiava forte. Una sensazione straniante, devo ammetterlo: fuori la luce ti abbaglia e il caldo ti avvolge, e tu sei lì, immersa in pagine che ti parlano di neve, di ghiaccio, di immersioni in acqua gelida. Eppure, proprio questa contrapposizione mi ha fatto capire quanto siamo diventati estranei alle temperature, quanto viviamo in una bolla climatizzata che ci separa dalla natura e dalle sue stagioni.

La forza della narrazione in prima persona

Una delle cose che più apprezzo in libri come questo – chiamiamoli pure manuali esperienziali – è la narrazione in prima persona. Andrea Bianchi non ti spiega il freddo da lontano, come farebbe un professore dalla cattedra. No, lui ci entra dentro, lo vive, lo sperimenta sulla propria pelle e poi te lo racconta. E quando qualcuno ha vissuto davvero un’esperienza e decide di condividerla con te, attraverso un impegno costante e un percorso di esperienze dirette, si crea immediatamente fiducia.

Sai che non sono teorie campate in aria, ma pratiche autentiche, vissute sulla propria pelle, lezioni imparate giorno dopo giorno. È questo tipo di coinvolgimento che fa la differenza tra un libro che leggi e dimentichi e uno che ti cambia il modo di vedere le cose.

Riscoprire il tatto: il senso dimenticato

Tra tutte le riflessioni che emergono dalle pagine di Cold Therapy, ce n’è una che mi ha colpita, perché la condivido, da tanto tempo: stiamo perdendo il tatto. Viviamo in un mondo ovattato, non sentiamo più davvero. C’è un passaggio che mi ha fatto riflettere:

Proseguo, dunque, e ben presto mi rendo conto che in queste condizioni i sandali non fanno una grande differenza rispetto a essere scalzo: la neve si infila tra la suola e la pianta del piede, avvolge nel freddo le dita e le caviglie scoperte

“Cold Therapy”

Quando è stata l’ultima volta che abbiamo davvero sentito il freddo sulla pelle? Non il fastidio di aver dimenticato i guanti, ma proprio la sensazione piena, consapevole, del freddo che entra in contatto con il nostro corpo? Bianchi ci ricorda che il tatto è una porta verso la consapevolezza, e che riscoprirlo significa riconnettersi con noi stessi.

Consapevolezza: la parola chiave

Ed eccola, la parola che ricorre in tutto il libro: consapevolezza. Non quella da manuale new age, ma una consapevolezza pratica, tangibile. Consapevolezza del proprio corpo, dei propri limiti, delle proprie capacità. Consapevolezza di come respiriamo, di come reagiamo al disagio, di come la mente può influenzare il corpo.

Il metodo che Andrea Bianchi propone parte proprio da qui: dall’ascolto. Prima di sfidare il freddo, devi imparare ad ascoltarti.

Lezioni pratiche: l’esempio dei piedi

Una delle particolarità di questo libro è di certo il suo taglio concreto. L’autore non si limita alla teoria, ma ti dà esercizi, ti mostra come fare. Prendiamo l’esercizio per le dita dei piedi, per esempio.

Quando l’ho letto, mi sono emozionata. Ci avevo pensato tante volte: quanto teniamo i nostri piedi prigionieri nelle scarpe, quanto poco li ascoltiamo; usciamo di casa la mattina, infiliamo le scarpe e non ce le teniamo addosso fino a sera. Non avevo mai trovato qualcuno che la pensasse come me, che desse a questo pensiero la dignità di un esercizio, di una pratica consapevole.

I nostri piedi hanno dimenticato cosa significa muoversi liberamente, sentire il terreno, articolare ogni singolo dito. L’esercizio che propone Bianchi è semplicissimo, ma ti fa capire quanto poco conosciamo questa parte del nostro corpo. E se non conosciamo nemmeno i nostri piedi, come possiamo pensare di conoscere davvero noi stessi?

Equilibrio: affrontare le sfide nel modo giusto

Un altro tema centrale è l’equilibrio. Non si tratta di trasformarsi in atleti estremi o di forzare il corpo oltre i suoi limiti. Si tratta di trovare il proprio punto di equilibrio, di capire fino a dove puoi spingerti senza farti male.

I consigli sono tutti orientati verso questo: aiutarti a costruire una pratica sostenibile, non estrema. Perché la sfida non è dimostrare qualcosa agli altri, ma scoprire qualcosa di te. E per farlo, devi procedere con intelligenza, rispettando i tuoi tempi e i tuoi limiti.

Spiegazioni chiare per ogni passaggio

Un altro aspetto che ho apprezzato di Cold Therapy è che non viene dato nulla per scontato. Ogni definizione viene spiegata, ogni passaggio viene motivato. Perché sentiamo freddo? Perché è indispensabile per la nostra specie? Come possiamo generare calore?

Non ti chiede mai di fare qualcosa perché sì. Ti spiega il perché, il come, il quando. Ti parla dell’importanza della mente, della respirazione, della concentrazione. Ti mostra come l’immaginazione possa essere uno strumento potentissimo. Ti ricorda che servono allenamento e costanza, ma anche ascolto sensoriale.

Tutto ha un senso, tutto ha una spiegazione. E questo rende il metodo HOT Mind accessibile a chiunque, non solo agli atleti o agli appassionati di pratiche estreme (anche se, l’autore ha indicato limitazioni se si soffre di alcune malattie, come del resto è giusto che sia in libri come questo).

Benessere: il cuore di Cold Therapy

Alla fine, di cosa parla davvero questo libro? Di benessere e di come raggiungerlo. Non attraverso pillole magiche o soluzioni miracolose, ma attraverso una pratica antica quanto l’uomo: l’esposizione controllata al freddo.

Il benessere di cui parla l’autore è completo: psicofisico. Non riguarda solo il corpo che diventa più forte, il sistema immunitario che si rafforza. Riguarda anche la mente che impara a gestire il disagio, la sicurezza che cresce, l’energia che aumenta.

Noi siamo natura

C’è un ultimo tema che attraversa tutto il libro e che mi ha fatto riflettere molto: il nostro rapporto con la natura. Bianchi cita studi che dimostrano quanto poco tempo passiamo all’aria aperta. Viviamo in ambienti chiusi, climatizzati, artificiali. Ci siamo dimenticati che:

Noi siamo natura

“cold therapy”

Non siamo separati dall’ambiente naturale, ne facciamo parte. E quando ci separiamo troppo, quando viviamo in questa bolla protetta, perdiamo qualcosa di essenziale. Perdiamo il contatto con i ritmi naturali, con le stagioni, con gli elementi.

Il freddo non è un nemico da cui proteggersi sempre e comunque. È un maestro che può insegnarci molto, se solo ci concediamo di ascoltarlo.

Riflessioni finali: quanto conta il benessere oggi?

Chiudo questo libro e mi guardo intorno. Viviamo in un’epoca in cui il benessere è diventato un’industria, un mercato, quasi una moda. Siamo bombardati di wellness, self-care, equilibrio. Ma quanto di tutto questo è sostanza e quanto è solo apparenza?

Cold Therapy mi ha ricordato che il vero benessere non si compra in farmacia e non si trova in un centro estetico. Il vero benessere nasce dalla connessione con noi stessi, dalla capacità di ascoltarci, di rispettare i nostri limiti e allo stesso tempo di sfidarli con intelligenza.

Nasce dal coraggio di uscire dalla comfort zone, ma anche dalla saggezza di farlo in modo graduale e consapevole. Nasce dal riconnetterci con la natura, con gli elementi, con quella parte di noi che è ancora selvaggia nonostante i secoli di civilizzazione.

In un mondo che corre sempre più veloce, che ci chiede di essere sempre performanti, sempre al massimo, forse abbiamo bisogno proprio di questo: rallentare, ascoltarci, sentire. Sentire davvero, con tutti i sensi, compreso quel tatto che stiamo dimenticando.

Il freddo può essere un maestro prezioso, se solo gli diamo la possibilità di insegnarci.

Si ringrazia Valeria Girelli, Ufficio stampa ed Eventi, Digital PR Salani – Vallardi, Gruppo editoriale Mauri Spagnol

Nota biografica dell’autore: ANDREA BIANCHI è un esperto di yoga e sufismo. Ingegnere e consulente di comunicazione, è giornalista, fondatore del magazine Mountainblog, uno dei più seguiti siti web sul mondo della montagna e degli sport outdoor. Conduce workshop di camminata scalza ed è il punto di riferimento italiano del barefoot hiking (escursionismo a piedi nudi). Nel 2017 ha fondato «Il silenzio dei passi», la prima scuola italiana di barefoot hiking, realizzando il record della fila indiana più lunga al mondo di persone scalze in montagna. È fondatore del «metodo HOT mind», un approccio consapevole alla Natura e al freddo. A oggi ha pubblicato Il silenzio dei passi (2016), A piedi nudi (2017) e Con la Terra sotto i piedi (2018).

Le foto utilizzate in questo articolo sono Pixabay, Geralt and EGomez; e la foto della copertina del libro.

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