“Nana, da un quarto di secolo, si fabbricava la sua acquavite da sola. Salutista prima del tempo, non amava il vinaccio che quei ladri di bottegai vendevano a caro prezzo. Mentre invece, con il suo vecchio alambicco, venti sacchi di patate, quindici chili di grano, otto cassette di mele e qualche grammo di barbabietole, era a posto per tutto l’inverno. Ben riscaldata dall’interno; bruciata, avrebbe detto qualcuno. Bisogna ammettere che non era roba per stomaci deboli…” Citazione tratta da “La centenaria con la pistola”.
Non ho mai nascosto l’importanza della copertina di un libro, quando inizio la lettura. Mi piace osservare, cercare i dettagli, le ombre e quelle sottigliezze che anticipano qualche indizio circa la trama.
Ho guardato a lungo la copertina del libro “La centenaria con la pistola”, di Benoît Philippon, edito da Ponte Alle Grazie e tradotto da Rossella Monaco e Letizia Fusini. La donna ritratta porta i bigodini ai capelli, è in primissimo piano, punta la canna di una pistola proprio verso di te e sorride. C’è ben poco da lasciare all’immaginazione, vero? Il titolo e la foto non lasciano dubbi: sarà lei l’unica – indiscussa e simpatica – protagonista. Fin qui, tutto chiaro, lineare, come se non ci fosse nulla di insolito da scoprire. Poi, però, due particolari mi hanno incuriosita. Il primo riguarda lo sguardo della donna. Uno sguardo deciso e coraggioso, due pupille centrate che sembrano contenitori di memorie, due iridi che sembrano aver visto volare via i sogni. Uno sguardo così emana furbizia, curiosità, un pizzico di follia e quel velo – quasi impercettibile – di un dolore lontano ma sempre presente. Il secondo è il titolo subito sopra al logo dell’editore: “Un’indagine di André Ventura”. La posizione – distaccata dal titolo principale – mi ha fatto pensare che la donna e l’uomo sarebbero stati una coppia tutta da scoprire.
Mi sono chiesta:
Cosa si cela dietro la copertina? E di cosa parla “La centenaria con la pistola”?
La “centenaria” si chiama Berthe Gavignol e, tra le pagine, il lettore scopre la sua storia. Una storia lunga un secolo: l’infanzia vissuta in una famiglia tutta al femminile – la nonna Nana che tramanda la ricetta del suo liquore spaccabudella–, la seconda guerra mondiale e la sua mai dimenticata crudeltà, la lotta per la sopravvivenza di una donna che non digerisce soprusi, obblighi e violenze. La scoperta delle avventure di Berthe avviene grazie a un lungo interrogatorio che si svolge al comando di Polizia Locale: Ventura è l’ispettore che viene travolto dalle vicende dell’anziana e che subisce la sua loquacità, le sue battute, e quel fascino che lei emana. L’ambientazione è limitata all’ufficio e pochissimi altri spazi che sono sempre e soltanto uno sfondo necessario, niente di più. Infatti, l’autore ha preferito l’ambientazione del passato che emerge nei lunghi flashback. Il risultato è piacevole: i salti temporali sono sempre e comunque legati all’andamento dell’interrogatorio e il lettore si trova catapultato nella cucina di Nana, dove bollono patate e ci si domanda cosa sia la felicità; lungo le strade di un paesino della Francia dove si incontrano nazisti e personaggi di dubbia moralità; davanti ai fornelli, dove Berthe cucina coniglio e minestre al suono di Summertime.
La particolarità che mi ha colpita maggiormente – oltre alla trama che è, fino all’ultimo, ingegnosa e coinvolgente – è lo stile ironico che Benoît Philippon ha usato: la simpatia di Berthe punge e il sarcasmo nei confronti di Ventura – che lei chiama Lino – è un puro godimento. E poi, ci sono i viaggi nel tempo, di cui parlavo poco fa: la Berthe bambina che diventa donna e che scopre di non essere addomesticabile.
“La centenaria con la pistola” di Benoît Philippon è stato definito un polar (genere letterario poliziesco-noir) e mi trovo d’accordo con questa definizione. L’ho trovato divertente in superficie e riflessivo nel profondo: la donna che Berthe incarna è una continua sorpresa e tiene vivo il tema della femminilità in senso ampio, con una luce sempre accesa sul tema della violenza nei confronti delle donne.
Ultima nota. È impossibile restare indifferenti alla visione dell’Amore che “La centenaria con la pistola” racconta. Vi propongo una citazione tratta dall’opera che ho letto e riletto più volte e che, secondo me, è così vera da far male:
“In quegli anni bui, il principe azzurro non era un valore quotato in borsa. Quando si dormiva al caldo con lo stomaco pieno, si riteneva già di avere una bella vita. In merito all’amore e al piacere, la storia doveva ancora essere scritta”.
Consiglio di lettura: Quando leggere “La centenaria con la pistola”? Leggetelo quando siete in cerca di una narrazione ironica e riflessiva.
Si ringrazia l’ufficio stampa di Ponte alle Grazie per il file lettura in omaggio.
Nota biografica dell’autore:
Benoît Philippon (1976), cresciuto tra Costa d’Avorio, Antille, Canada e Francia, è scrittore, sceneggiatore e regista. La centenaria con la pistola, suo secondo romanzo, l’ha imposto come uno dei migliori autori di polar francesi.
