“Io avrei facilmente indovinato, vista la scarsa propensione di Elide per i fornelli. Busta di insalata, scatoletta di tonno, pane un po’ raffermo e un bicchiere di vino rosso. Per me, quello, è un pranzo da re, perché quelle quattro cose le mangiamo assieme. L’amore si nutre proprio di questo. Di bocconi, sparsi all’improvviso, senza avvertimento alcuno.” Citazione tratta da “L’arte della solitudine”.
Sono molte le professioni che richiedono il sacrificio d’orario, quelle che, per intenderci, non ci sono festività, compleanni, ricorrenze. Vocazioni, potremmo dire, ma anche preparazione e competenza. Il giornalista è una di queste: la verifica delle fonti, l’analisi dei fatti, la cura nell’esposizione e nel linguaggio, l’attitudine all’ascolto… queste sono solo alcune delle caratteristiche indispensabili per svolgere al meglio la mansione.
Lo sa bene Sante, il protagonista del libro “L’arte della solitudine” di Aldo Boraschi, pubblicato da Panesi Edizioni. È un giornalista che, grazie al buon uso delle parole, ha costruito la sua vita professionale, una casa, una famiglia. Sante, però, prima di essere un giornalista è un uomo. È un’anima, un cuore, un groviglio di emozioni, di attese, di delusioni, di paure, di vuoti, di solitudini. E poi ci sono le ombre che lo intrappolano. Sono ombre scure, profonde, instabili, a tratti così dolorose che, da lettore, ti trovi a dover affrontare, senza alcuna difesa. Proprio così… Aldo Boraschi spinge Sante nell’angolo più buio della sua esistenza e con una scrittura schietta arriva dritto al cuore. Non c’è scampo e, fino all’ultima frase, ti sembra di sentire il suo dolore, lo avverti come un urlo feroce che ti stordisce e che ti lascia, sul finale, un retrogusto emozionale di grande commozione.
In merito alla trama non ho intenzione di svelare altri dettagli.
Vi dirò invece che ho apprezzato la narrazione in prima persona: una scelta, questa, che conferma un coinvolgimento globale e una straordinaria profondità dei sentimenti narrati. I temi che “L’arte della solitudine” ha esplorato sono altrettanto profondi: la società e il suo essere ingiusta e spietata, a volte; il ruolo della famiglia di origine e l’importanza dei punti di riferimento, nell’adolescenza; il mondo del lavoro e i suoi alti e bassi.
E, infine, non poteva mancare l’Amore. Nel bel mezzo delle sue ombre, “L’arte della solitudine” ti regala citazioni, ricordi e nostalgie, rancori e speranze, gioie e dolori di un matrimonio.
Si ringrazia l’editore per la copia omaggio inviata.
Nota biografica dell’autore:
Aldo Boraschi è nato nel 1964 ed è giornalista, scrittore e blogger. Ha lavorato per oltre vent’anni in redazioni giornalistiche di emittenti televisive, settimanali e quotidiani. Ha pubblicato per la casa editrice Rupe Mutevole: Donne Altrimenti Amate (2012), Al limite del buio (2012), L’enfasi eccessiva (2013), Dalidà (2014), Il Funambolo e altre vite (2016), La parte sbagliata del tappeto (2016), Storie da osteria (2017), Onorarono (2019). Ha curato Intrighi, leggende e misteri. La storia dei Fieschi (2015) e La congiura del Conte Gian Luigi Fieschi (2015). Ha pubblicato per la casa editrice I Libri di Emil, in cartaceo: La Voce del Geco (2018) e L’arte della solitudine (2019). Ha tradotto dall’inglese l’opera della scrittrice libanese Joumana Haddad Humanus – Il terzo sesso (2017). Del 2020 è Il tempo che faceva (AltreVoci Edizioni). Con Panesi Edizioni ha pubblicato La Donna Francese (2019) e le edizioni digitali di La voce del geco e L’arte della solitudine (2020).
