
Armeggiando con le scatole alla ricerca dell’infuso più adatto, ne afferra una che le procura un tuffo al cuore. Nel contenitore di latta che lei stessa aveva scelto tempo addietro, trova i fiori essiccati di lavanda, non può non pensare che, fino a pochi mesi prima, li aveva usati per realizzare la sua torta al sapore di limone e lavanda. Chi l’avrebbe mai detto che in quel novembre piemontese li avrebbe utilizzati combinandoli alla salvia per una tisana digestiva e calmante?
C’è un luogo dell’anima dove i ricordi non riposano mai davvero: pulsano sotto la pelle, vibrano nei profumi che ci avvolgono all’improvviso, nei sapori che ci riportano a momenti già vissuti, nelle mani che accarezzano ingredienti familiari. È lì, tra il tatto e l’olfatto, che riaffiorano le nostre storie non dette, gli istanti che credevamo dimenticati e invece portiamo ancora dentro, come parte di noi.
Forse per questo l’autunno — e Novembre in particolare — è la stagione perfetta per parlare di memorie e di attesa. Non solo perché la luce si fa più calda e dorata, o perché il vento porta con sé foglie come pagine ingiallite dal tempo, ma perché questa stagione ci invita a rallentare, ad ascoltare la voce sottile dei ricordi che credevamo sopiti. Ci costringe guardaci dentro, con un po’ più di attenzione e lentezza, perché nel passato ci siamo noi, i nostri vissuti, gli inciampi, le aspettative, ma davanti c’è un futuro che aspetta solo di essere vissuto.
Durante la lettura dell’ultima pubblicazione di Mariapaola Peretto, dal curioso titolo “Questa volta: ormai, davvero” ho avuto spesso la sensazione d’attesa. Quasi un annuncio, una sorpresa che t’aspetti, una promessa che, l’autrice, ha saputo rispettare. Anche adesso, mentre scrivo, se dovessi scegliere una parola per descrivere il romanzo, opterei per attesa.
Sono curiosa di condividere i miei pensieri con l’autrice che, con mio grande piacere, ha accettato di partecipare a una nuova Boodintervista.
VG: Bentrovata, Mariapaola.
MP: Ciao, Valeria. Che bello essere tornata a confrontarmi con te.
VG: A chiusura della nostra ultima intervista ci hai raccontato che stavi prendendo appunti per nuove storie. Ti andrebbe di svelarci qualche retroscena, o curiosità, circa la stesura di “Questa volta: ormai, davvero”?
MP: Con enorme piacere. Il mio ultimo romanzo è, finora, il più esteso a livello temporale. Intercetta la vita della protagonista Sabrina all’età di ventisei anni e l’accompagna fino a qualche mese dopo il suo cinquantesimo compleanno. Questa è una storia che ci racconta dei primi periodi nella vita di una coppia in cui ci sono fermento e grandi progetti, a volte realizzati e altre no; nei momenti successivi ci sono dei rallentamenti, anche fisiologici, ma si va oltre perché ho voluto costruire delle vicende in cui i personaggi hanno sempre in mano la possibilità di creare, che si tratti di opere d’arte, piatti in cucina e nuovi percorsi per il futuro.
VG: Parliamo di fonti. Come trovi le tue?
MP: Di solito, quando mi viene un’idea su una storia da scrivere, a mano a mano che procedo con la trama, attingo a foto o ricordi su tour guidati in città che ho visitato, verifico in internet o con altre persone che so essere preparate sull’argomento, se ciò che scrivo è coerente. Ma questa volta ho proprio avuto un aiuto esterno: su segnalazione di un’amica, ho visto su Instagram il profilo Clochard-vintage shop, un negozio di abiti vintage; ho subito adorato personalità ed entusiasmo della proprietaria Mariangela. Poiché l’attività commerciale è a soli 20 chilometri da dove abito, sono andata a conoscere Mariangela, cogliendo l’occasione per acquistare qualche capo. Lei mi ha raccontato della sua passione per i mercati dell’antiquariato, per le vecchie scatole di latta e per i rigattieri, senza tralasciare l’interesse per la creazione dei tessuti come avveniva in passato e per il confezionamento dei capi d’abbigliamento. Era evidente che dietro alla carica del personaggio nelle storie su social, ci fosse una persona appassionata e preparata. Infatti, molte delle sue affermazioni e dei suoi insegnamenti sono riportati nel romanzo.
In negozio ho acquistato una giacca di lana con evidente fattura degli anni ’80 e una fantasia pied de poule che adesso non è attuale; ma appunto per questo motivo, ho voluto che fosse un capo di abbigliamento simbolo nel romanzo, un passaggio tra passato e presente, tramite cui ho cucito le emozioni di Sabrina.
VG: Ti confesso che il titolo mi ha incuriosita. Quando lo hai scelto? A che punto della stesura? E, che significato ha per i tuoi personaggi?
MP: Vero, che è un titolo intrigante, sia pure nella sua semplicità? L’ho scelto quasi subito perché l’espressione questa volta racchiude molti contenuti. Specifica un momento ben definito, ma all’interno di esso dà il senso dell’eccezionalità, dell’allontanarsi dalla regola o dall’accordo stabiliti. Il concetto chiave è proprio qui, nell’allontanamento volontario o inconsapevole da qualcosa che è già tracciato o voluto. Poi ci sono ormai e davvero che ho voluto opporre. Ormai è la parola di quando si rinuncia, di quando si arriva a una consapevolezza arrendevole. Invece davvero è un rafforzativo, è una parola che può dare la carica e che può spronare.
VG: Come hai scelto il nome dei tuoi personaggi? Caso, studio o ispirazioni di vita reale?
MP: Per la protagonista è stato semplice, abbiamo quasi la stessa età e mi è bastato guardarmi attorno tra coetanee, scegliendo un nome diffuso ma allo stesso tempo non comunissimo. Per altri personaggi ho attinto a nomi di amici come omaggio e ringraziamento per il loro supporto nella mia avventura di pubblicazione di romanzi. Tra questi, ho proprio voluto inserire il nome di Chiara perché ho più amiche che rispondono a questo nome e chi in un modo, chi nell’altro, mi aiutano davvero tanto. Poi c’è Domitilla, un nome particolare dato a un’amica speciale, con forte grinta e personalità, l’ho letteralmente rubato alla protagonista di un quadro di Antonella Motta, colei che ha realizzato l’immagine della copertina di questo libro e di quello precedente, Regine tra le vigne.
VG: Chi è il personaggio che ti ha fatta tribolare, se c’è? E quale invece è arrivato all’improvviso e si è preso tutta la tua attenzione?
MP: Indubbiamente Mauro, il protagonista maschile, è chi mi ha fatto tribolare di più. Nella mia mente è nato come l’uomo perfetto di cui innamorarsi, ma poi mi si è un po’ rigirato nella penna e l’ho fatto diventare un emblema del bene e dell’amore che, per quanto presente, nasconde le famose red flags in una relazione, ovvero quei campanelli di allarme che è bene ascoltare per non ritrovarsi spiazzati dalla persona che si ha accanto. Nei miei romanzi è evidente che amo indagare i pensieri e le emozioni del mondo al femminile e proprio perché ho dato un grosso carico a un personaggio maschile, questa volta ho dovuto tribolare un po’ di più.
D’altra parte, sarò scontata, ma il personaggio che ha catalizzato di più la mia attenzione è Sabrina, perché è lei lo svolgimento della trama. È sua la vita osservata con occhi, anche critici, dalle amiche e sono sue le emozioni che ci accompagnano tra le vigne dell’Alto Piemonte in differenti stagioni e tra paesaggi mozzafiato in Portogallo.
VG: Possiamo dire che “Questa volta: ormai, davvero” è un romanzo di formazione?
MP: In questo testo ho utilizzato molto la parola percorso perché mi piace il suo significato in senso proprio e in senso figurato. Sabrina cammina molto, ama farlo soprattutto sulle colline di Gattinara e in altri luoghi ma sempre nei momenti che hanno un forte significato nella sua vita. Non a caso, in una passeggiata nei pressi di Lisbona, dinanzi a una installazione dell’artista contemporaneo Bordalo II, avrà una rivelazione su sé stessa e su un nuovo punto di vista da cui partire per guardare al suo passato e al suo futuro.
Questi passi fisici sono anche degli strumenti che consentono a Sabrina di spostarsi nel percorso di vita, con i drammi e le gioie che incontra. Trattandosi di una storia che abbraccia ventiquattro anni nell’esistenza di questa persona, abbiamo modo di osservare i progressi, le perdite e l’immancabile voglia di riscatto. Pertanto, è un romanzo di formazione? Non mi sbilancio e lascio valutare a chi lo leggerà.
VG: Hai usato il flashback, per il tuo racconto. Decisione ragionata o di pancia?
MP: Decisione ragionata, perché grazie ai flashback ho strutturato un crescendo e quel senso di attesa a cui tu fai riferimento. È stato uno strumento essenziale per alternare il ritmo del racconto e per fare emergere sin dal principio le forti personalità di amiche come Domitilla e Chiara.
VG: Entriamo nel vivo. Sabrina… Donna eclettica, che sa farsi volere bene; entusiasta e sempre pronta a nuovi stimoli. Nel tuo racconto, però, l’attesa che citavo in apertura gliela si sente addosso. È stato come entrare nella sua vita, diventare sua amica e vivere con lei quel pezzo di storia che hai deciso di raccontare. Senza svelarci cose segrete, ma potresti dirci se ti sei lasciata ispirare da qualcuno di reale, nella sua fisicità (che hai spesso rimarcato) o nelle sue caratteristiche personali?
MP: Sabrina è un caleidoscopio di figure che ho incontrato. L’amica che a fine anni ’90 ha frequentato chi ha conosciuto in chat o l’amica che ha avuto un disastroso primo pranzo di Natale con la famiglia del suo lui. Come ripeto spesso, le mie protagoniste sono persone nelle quali le mie lettrici si possono riconoscere con facilità perché vivono esperienze che, bene o male, ognuna ha toccato con mano. La conosciamo da ragazza innamorata che canta a squarciagola le canzoni in macchina e la vediamo, poi adulta, prendere decisioni impulsive circa un viaggio da fare, dopo aver sentito una canzone mentre contempla l’ipnotico effetto della luce sull’acqua di un fiume. Ma è anche la persona che impara a suonare il basso da autodidatta e allo stesso tempo ha un lavoro di successo ed è soddisfatta di cosa è riuscita a realizzare nell’azienda in cui è impiegata. Quindi Sabrina è un po’ me, la mia vicina di casa, l’amica di un’amica e chi la sente vicina come personaggio, perché vede in lei dei pezzi di sé.
Ho iniziato a scrivere questo romanzo durante il periodo natalizio con la casa piena di pupazzetti che mi hanno ispirato il corpo minuto di questo personaggio. E proprio come gli elfi di Babbo Natale, Sabrina ha a che fare con le magie, quelle tra i rapporti umani e quelle con la musica che sa dare i brividi anche in un’afosa Milano in pieno luglio. Ho amato caratterizzare questo personaggio minuto, dandole il soprannome portachiavi perché è un oggetto piccolo ma essenziale per aprire una porta o chiudersela alle spalle in ogni percorso… di vita.
VG: Restiamo qui, ancora un momento, con Sabrina. Che rapporto ha coi vestiti? E, domanda di rito, con la cucina?
MP: Beh, Sabrina ha un rapporto intimo con i vestiti! Fammi passare questo doppio senso, riferito al suo primo lavoro. Battute a parte, i vestiti hanno un ruolo fondamentale, sia che si tratti di un outfit per andare a un concerto, sia che si parli di indumenti da indossare in una pedalata per andare a scoprire monumenti in Portogallo. Anche la cucina è fondamentale nella vita di Sabrina, è un’ottima cuoca e anche la sua dolce metà adora cucinare bene. Non a caso, sarà proprio questa passione comune per la cucina che imprimerà una svolta nel destino della coppia.
VG: E ora tocca a Mauro. Che dire, mi torna in mente quel detto che dice: gli opposti si attraggono. Per descrivere la sua personalità ti propongo: infantile e attraente; deciso e incerto; in cerca di sé stesso, anche quando sembra esserci arrivato. Vorresti continuare con qualche altro particolare?
MP: Mi rimane difficile scegliere tra le opportunità che mi hai dato quindi le prendo in blocco e aggiungo perfettamente inadeguato.
VG: L’amore e l’amicizia sono temi che hai esplorato in tutti i tuoi romanzi. In “Questa volta: ormai, davvero” mi è parso di leggerli in una forma più matura e più complessa. Sono emersi disagi e difficoltà, e anche le soluzioni mi sono parse più ricercate.
MP: Concordo pienamente. Ripeto spesso a me stessa che gli amici sono una coscienza esterna, perché lo penso davvero e lo voglio trasmettere nei miei romanzi. Quindi ciò che vedono le amiche Chiara e Domitilla nella vita di Sabrina è qualcosa che lei non riesce a vedere perché è troppo dentro, troppo coinvolta. Ed è così che devono essere gli amici, super vigili, tra una battuta grossolana e un guardaroba pronto all’uso in condizioni di emergenza, sono coloro che ti sanno stare vicino durante gli accertamenti in ospedale e nemmeno mollano il pronto soccorso se sanno che sei lì dentro a vivere dei brutti momenti, proprio quando pensavi di stare per abbracciare una vita di nuovi inizi. Non a caso, nel romanzo si parla di una serata di saluti e addii, con regali realizzati a mano dagli amici perché, riprendendo il testo, Poche cose nella vita sanno dimostrarti l’amore degli altri, se non l’attenzione verso i tuoi interessi. Quel tripudio di parole e di colori erano una dichiarazione di amore in pieno stile.
Di certo, in questo libro ho analizzato i rapporti in maniera più matura che in passato, perché “Questa volta: ormai, davvero” è il romanzo in cui accompagniamo la protagonista per un lungo periodo di tempo e le rimaniamo accanto mentre affronta situazioni sempre più impegnative. Sabrina è la protagonista a cui ho fatto praticare più introspezione in assoluto, del resto ciò che le accade, o ciò che non le accade ma che vorrebbe le capitasse, richiedono molta riflessione e grande supporto dalle persone che la sostengono da sempre e le vogliono bene.
VG: Trovi che sia vero il motto ciò che non uccide fortifica?
MP: Per forza! E rilancio, come sento spesso dire da persone colpite da qualcosa che le ha fortificate: ciò che non uccide fortifica, ma sono a livello. Basta così.
VG: Un tema che è hai curato è quello della scelta. Hai scritto: “prendere decisioni ti fa cambiare e purtroppo, o per fortuna, prendere decisioni significa perdere persone lungo la strada della vita”. C’è chi sceglie e si assume rischi; chi lascia che siano gli altri a farlo per sé. Quali sono le conseguenze?
MP: La scelta è sempre un tema fondamentale nei miei testi; infatti, ho intitolato il mio secondo romanzo “La giusta scelta”, ben sapendo che non ci sono scelte giuste o sbagliate, sono il momento e la situazione a fare di una scelta un successo o un azzardo nel proprio percorso di vita.
Beh, il re delle scelte di questo romanzo è Mauro, che a livello lavorativo è un uomo molto volubile. Abbraccia una carriera per cambiare radicalmente, tornare sui propri passi e cambiare ancora, alternando mediocrità professionale a competenza. È di certo un irrisolto su questo fronte, in netto contrasto con la solidità professionale di Sabrina. A determinare il futuro dell’uomo, salvandolo dai suoi ping-pong lavorativi, c’è però la cucina, una scelta radicale che sarà il volano per una rinascita dei desideri della coppia e per il loro destino fuori dall’Italia.
Per quanto riguarda gli altri personaggi, abbiamo Chiara che con la sua scelta di aprire il negozio di abbigliamento vintage, ispira Mauro a investire soldi ed esperienza nella sua scelta lavorativa vincente: la ristorazione. Poi c’è Vince, stralunato personaggio dall’intercalare squisitamente ligure, che da artista nomade sceglie di mettere radici nel territorio in cui si svolgono i fatti. Infine c’è Sabrina che sceglie sempre l’amore, con fermezza, carattere e impegno. Tante volte questa sua generosità la porta a subire situazioni che non l’hanno vista in prima fila nelle decisioni… ma mi fermo qui per non svelare troppo la trama.
VG: Un’altra caratteristica alla quale ci hai abituato è la colonna sonora che accompagna il viaggio dei tuoi protagonisti. Musica e viaggi, in binomio che questa volta mi obbliga a chiederti quale dei testi ti sembra rappresentativo per Sabrina?
MP: Eh, la musica, che grande amore! Al punto che una mia amica ha provveduto a creare la playslist su Spotify riprendendo le canzoni del romanzo, si chiama appunto Questa volta: ormai, davvero.
Quando sono nella fase di scrittura, ascoltando canzoni, anche di sfuggita, decido che devono essere inserite in determinate parti del romanzo perché ne amplificano il significato; quindi, in maniera niente affatto sintetica ti direi che ognuna delle canzoni che ho scelto e citato è rappresentativa. Ma se proprio devo scegliere una sola canzone, dico Miracle drug degli U2 con la frase “La libertà profuma come la testa di un neonato” perché è un’immagine che arriva dritta al cuore e all’immaginario e perché questo romanzo parla tanto di libertà. Non ultimo, i brividi estivi al concerto degli U2 a San Siro durante l’ascolto di questa canzone, raccontati nel romanzo, li ho vissuti di persona, davvero, nei giorni in cui è nato il figlio di un’amica.
VG: Grazie, Mariapaola, torna presto a trovarci con le tue prossime pubblicazioni.
MP: Non vedo l’ora di tornare da te, Valeria. Sei una magnifica padrona di casa, capace di trovare nei miei testi aspetti che non tutti sanno cogliere. A presto.
