Intervista a Silvia Lisena, autrice di “Il circo delle meraviglie”, Abra Books Editore

“Zia, possiamo far assaggiare il Succo dei Campioni a Daniel?”

Onestamente avrei soltanto voluto che se ne andasse perché il suo sguardo fisso su di me mi stava alquanto infastidendo.

“Oh, ma dovrà sicuramente tornare a …”

“Che cos’è il Succo dei Campioni?”

Steve mi precedette: “è un succo speciale che fa la zia e che mi rende forte come un supereroe!”

Daniel si piegò verso di lui scompigliandoli teneramente i ricci: la spontaneità con cui lo fece mi lasciò un attimo senza parole.

Astrid Glight ha una vita sociale come tante giovani della sua età. Dopo le lezioni all’università, è solita spendere del tempo con i suoi compagni di corso, bevendo un cocktail e pianificando il suo futuro. Come tante giovani, pensa con frequenza al suo domani, ha obiettivi e traguardi. Potremmo dire che sa esattamente cosa vuole.

Daniel arriva nella sua vita per caso e quel suo sguardo fisso che lei giudica fastidioso ben presto diventa l’unico sguardo che vorrebbe avere su di sé.

Se mi fermassi qui, “Il circo delle meraviglie” potrebbe sembrarvi una straordinaria storia d’amore, e in effetti lo è. Un amore unico, però. E come sempre, ciò che è unico è difficile da comprendere fino in fondo.

Anche per questa ragione, ho invitato l’autrice a partecipare alle Boodinterviste.

Siete pronti per conoscerla? Eccola, ve la presento.

VG: Benvenuta, Silvia. Grazie per aver scelto Bood il Blog.

SL: Grazie a te per avermi ospitata.

VG: Prima di iniziare a parlare del tuo romanzo, vorrei chiederti di presentarti ai lettori.

SL: Ho 32 anni e mezzo, vivo in provincia di Milano e sono insegnante di Lettere. Mi piace sostenere cause sociali, infatti dal 2014 faccio parte del Gruppo Donne UILDM che si occupa dei diritti delle donne con disabilità quale io sono. Sono una persona poliedrica, mi piace viaggiare e confrontarmi con nuove esperienze e culture.

VG: Ci elenchi il tuo curriculum letterario?

SL: Ho pubblicato nel 2022 la raccolta di poesie “Lacerti di anima” edita Impremix, che ha ricevuto menzioni d’onore in diversi premi letterari e ha partecipato al Salone del Libro di Torino, così come il romanzo “Il Circo delle Meraviglie”, edito Abrabooks, che ho scritto nel 2023. Ho anche collaborato in alcune antologie di racconti edite Giulio Perrone e ho contribuito alla realizzazione dell’antologia “Lei” di Francesca Librandi che raccoglie testi di vario tipo a sostegno delle donne oppresse dal regime talebano.

VG: Qual è il tuo momento di massima ispirazione? E, se c’è, hai un luogo preferito in cui ti piace scrivere?

SL: Non ho un momento preciso perché qualsiasi cosa in qualsiasi momento mi può dare ispirazione.

VG: Per il “Il circo delle meraviglie” hai scelto la narrazione in prima persona affidata alla tua protagonista: Astrid. Studentessa universitaria prossima alla laurea, appassionata di fotografia e decisa a lasciare la sua città di residenza negli Stati Uniti e a seguire un corso a Milano. Nei primi capitoli si sente che è pronta a innamorarsi ma lei ancora non lo sa. Secondo te, l’amore accade?

SL: L’amore accade quando noi siamo pronti a farlo accadere, cioè quando sappiamo che cosa vogliamo veramente dall’amore. Il problema è che molto spesso chiamiamo “amore” ciò che amore non è.

VG: L’amore è egoismo, nel tuo libro?

SL: Alla fine no, perché i personaggi capiscono che l’amore vuol dire anche permettere alla persona amata di essere libera: questo lo vediamo tanto in Moises quanto in Astrid e perfino in Daniel.

VG: Il prologo mi ha sorpresa. In queste poche pagine, hai voluto presentare al lettore un passaggio forte, direi definitivo, della narrazione. Hai scoperto le carte in modo diretto, e ho trovato questa scelta molto coraggiosa. Sapevi che avresti dovuto tenere il lettore incollato alle pagine per scoprire le motivazioni, avendo già fornito le informazioni chiave. Hai scritto tutti i capitoli in ordine o hai preferito creare delle scene e poi accorparle?

SL: Ho preferito creare delle scene e poi accorparle, anche se avevo già chiara la trama nei suoi punti principali, infatti il prologo è stata la prima cosa che ho scritto.

VG: Daniel è un personaggio che sa prendersi la scena. Io lo vedo così: spontaneo, intelligente, tormentato da sensi di colpa, di quelli che sanno divorarti dentro come un veleno. Ti lascio uno spazio per continuare, per dare ai lettori qualche altro indizio.

SL: Daniel è un abile performer, che sa offrire alla gente degli spettacoli di alta qualità con una facciata ineccepibile, mentre dentro nasconde l’inferno. Ma non lo fa per ipocrisia: quando siamo al circo, entriamo in una dimensione atemporale di un universo parallelo in cui per un attimo abbiamo la convinzione di stare vivendo, e Daniel cerca di aggrapparsi a quella convinzione ogni giorno per sfuggire alla sua fragilità.

VG: I ricordi che fanno male possono essere cancellati?

SL: No e non devono essere cancellati. Si può andare avanti solo venendo a patti con ciò che ci ha fatto male e accettandolo.

VG: Il circo è un’ambiente che mi ha sempre confusa. Da un lato mi fa pensare alla libertà, dall’altro però lo vedo come un microcosmo, un mondo chiuso in se stesso difficile da comprendere per chi non ne fa parte. Perché hai deciso di usare questo ambiente?

SL: Perché è il mondo della doppia dimensione, del divario tra ciò che mostri e ciò che sei, ma è anche qualcosa che può lanciare messaggi importanti attraverso la ludicità.

VG: L’arte è una scenografia che ho ritrovato in molte pagine. Oltre che alla circense, alla fotografia, e proprio Astid a citarne una che mi è piaciuta tantissimo! “Cucinare non era mai stata una mia particolare dote sebbene avessi imparato a reputarla una dignitosa forma d’arte e quindi, come tale, aveva acceso il mio interesse”. Quanta influenza ha, l’arte, sulla crescita dei tuoi personaggi?

SL: Tutto può essere arte, e l’arte ha la straordinaria capacità di mettere alla prova le nostre potenzialità in un’ottica di non-giudizio. A parte la cucina, nel romanzo le due forme d’arte che influenzano la crescita dei protagonisti sono l’acrobatica, che ovviamente serve a definire Daniel come professionista, e la fotografia di cui Astrid capisce la reale potenzialità grazie a Daniel.

VG: C’è una cosa degli artisti circensi che apprezzo e che, a mio avviso, è un insegnamento per tutti noi. L’allenamento costante prevede cadute, errori, e l’artista sa che per arrivare al risultato dovrà sbagliare ─ tante volte ─, mettersi alla prova e dare tutto se stesso. Credi che questo messaggio possa essere veicolato tra i lettori più giovani, spesso convinti che il poco impegno sia sinonimo di massima resa?

SL: Assolutamente sì, infatti auspico che qualche lettore possa essere incuriosito dal mondo degli artisti circensi al punto da documentarsi maggiormente, scoprendo che non sono solo persone che intrattengono, ma sono anche e soprattutto persone che studiano, si allenano, si preparano, non senza fatica.

VG: Siamo nei primi capitoli, quando un amico di Astrid le fa notare uno dei segreti della motivazione. Dice: “Il segreto è porsi degli obiettivi”. Mi sembra un’ottima citazione, anche per chi scrive. Quali obiettivi ti sei posta, mentre scrivevi “Il circo delle meraviglie”?

SL: L’obiettivo principale era scrivere qualcosa che potesse lasciare un’impronta nei lettori, senza avere la pretesa di veicolare un certo messaggio o un altro, ma stimolandoli a sollevare osservazioni critiche e magari invitandoli a soffermarsi sulle persone anche solo un minuto in più, perché quel minuto in più potrebbe rivelare il loro lato più profondo e autentico.

VG. Vorrei ora spendere qualche parola sulle famiglie. Inizierei da quella di Astrid. Mi ha colpita la frase che pronuncia sua madre quando dice: “Abbiamo raggiunto la nostra felicità e vogliamo coltivarla ogni giorno”. È un traguardo che rincorriamo, a volte per tutta la vita. Credo che ognuno di noi, davanti a un’espressione simile, non riesca a non chiedersi qual è il loro segreto, se ce ne uno. 

SL: La famiglia di Astrid all’apparenza potrebbe incarnare il tradizionale concetto di “famiglia”, soprattutto se paragonata a quella di Daniel che ne è l’esatto opposto, ma se indaghiamo più da vicino si notano delle crepe: la figlia Meg a sua volta ha una vita sentimentale assai instabile visto che si barcamena tra due uomini e a uno dei quali è legata dal rapporto di consanguineità con i figli e, magari, in cuor suo vuole modellare su di lei anche quella stessa felicità che hanno raggiunto i genitori, malgrado le difficoltà siano evidenti. Astrid non ha ancora una relazione stabile, in quanto all’inizio è legata al suo collega di università esclusivamente sul piano sessuale, e forse anche con Daniel è troppo occupata a viversi il presente da non organizzare minimamente il futuro. Diciamo che la famiglia di Astrid, apparentemente canonica, rappresenta una grande fonte di attrazione per Daniel ed è uno dei principali motivi che lo lega ad Astrid.

VG : Meg, la sorella di Astrid, vive una transizione sentimentale, che il lettore scopre subito, grazie a un indizio. Torna a mangiare le ciliegie, oltre che usare il telefono più di frequente. La storia di Meg è binaria o in qualche modo ha influenzato i sentimenti di Astrid?

SL: Ha influenzato i sentimenti di Astrid, ma non è stata Meg a farlo bensì Moises che insegna ad Astrid l’importanza di lasciare libero chi amiamo. E’ grazie a lui se Astrid riesce ad accettare la presenza del Morbo Nero e a concepirla come parte integrante della persona che ama e quindi essa stessa degna di amore.

VG: Daniel ha una famiglia, ma nel suo caso, le perdite che ha subito offuscano il rapporto con gli altri. I mostri con i quali lui si rapporta vengono descritti come parte imprescindibile  e ciò porta a una riflessione. Astrid aiuta Daniel o e Daniel ad aiutare lei?

SL: Entrambi si aiutano in modo diverso: Daniel aiuta Astrid a decidere di andare a vivere a Milano senza più sentirsi in colpa nei confronti della sua famiglia e Astrid aiuta Daniel a trovare quel triangolino viola in mezzo all’oscurità, che certamente non la sconfigge ma almeno un po’ cerca di diradarla.

VG. Grazie, Silvia. Torna presto a trovarci e buona scrittura!

SL: Grazie e a presto!

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